Non c’è pace per il cosiddetto meat sounding. Infatti Il Trilogo, che raccorda Consiglio, Commissione e Parlamento europeo, cambia le carte in tavola.
Ma sarà la volta buona? Perché il testo concordato, prima di essere definitivamente adottato, dovrà essere votato dal Consiglio Agricoltura e Pesca, con i ministri degli Stati membri, e poi ricevere il via libera dalla plenaria del Parlamento europeo.
In base all’accordo, raggiunto nei giorni scorsi, sono ora accettati otto vocaboli: burger, salsiccia, nuggets, ham, schnitzel, chorizo e pastrami.
Vietate invece 31 parole attinenti ai tagli di carne, come bistecca, bacon, filetto, controfiletto, coscia, pancetta, nonché tutti i riferimenti alle specie animali come pollo, manzo e maiale.
In ogni modo saranno concessi, agli operatori, tre anni per adeguarsi alle nuove norme dopo l’entrata in vigore. Il provvedimento vale anche per futuri prodotti, come le carni coltivate, al momento non presenti in area comunitaria.
Di fatto è quasi un capovolgimento rispetto a quanto deciso, dal solo Parlamento europeo, nell’autunno 2025, quando erano stati bloccati anche i famigerati termini comuni (burger vegetale è il più emblematico).
E non è tutto. Perché la Corte di Giustizia europea nell’autunno 2024 aveva invece stabilito che “nel campo dell’etichettatura alimentare, in assenza di una denominazione legale, uno Stato membro non può vietare l'uso di termini tradizionalmente associati a prodotti di origine animale per designare un cibo contenente proteine vegetali”.
Un vero tormentone che, anche ora, divide: alcuni esultano, altri lamentano un certo lassismo da parte dell’UE, mentre le aziende specializzate nei prodotti veg contestano le eccessive restrizioni, che rischierebbero di generare nuovi costi e di deprimere la domanda
Nel frattempo, invece, il base vegetale continua a rimanere in cima al gradimento del consumatore al quale, di tutto questo, sembra importare poco o niente e che molto difficilmente potrebbe incorrere in errore.
Secondo un’indagine condotta in tempi recenti (dicembre 2025) da Astra ricerche per Unione italiana foood il 49,5% dei nostri connazionali mette in tavola i prodotti vegetali più volte al mese. In meno di 3 anni (dal 2023 a oggi), il numero di chi è permanentemente od occasionalmente vegetariano ha registrato una crescita del 10,6 per cento.
La stessa analisi spiega poi che quasi 9 italiani su 10 (89,7%) che acquistano questi cibi dichiarano di sapere benissimo cosa stanno portando in tavola.
E anche quando vengono sottoposti a una prova visiva, gli stessi consumatori riconoscono correttamente i beni 100% vegetali. Nel caso delle “polpette veg” (la locuzione è ammessa o vietata?), per esempio, solo 1 su 30 (3,4%) ritiene che siano di origine animale.
