Sindacati sul piede di guerra dopo l’annuncio di Nestlé Italiana: il piano di riorganizzazione aziendale prevede 185 esuberi, quasi tutti nei ruoli impiegatizi della sede milanese di Assago.
A questi potrebbero aggiungersi 70 addetti all’atto della cessione del gruppo Sanpellegrino (probabilmente a un fondo di private equity), ampiamente annunciata dalla sede della multinazionale di Vevey.
Ieri, al termine dell’incontro in Assolombarda, i sindacati Fai Cisl, Flai Cgil, Uila Uil hanno manifestato la loro delusione “per una strategia volta esclusivamente a tagliare i costi e priva di reali prospettive di investimenti - hanno dichiarato -. Non permetteremo che la nostra regione diventi terreno di soli esuberi. Chiederemo con forza una revisione dei numeri e l'applicazione di modelli di responsabilità sociale".
I sindacati hanno espresso "preoccupazione anche per quanto riguarda il settore Waters che, pur non essendo direttamente coinvolto negli esuberi, è oggetto di un percorso che, se approdasse a una joint venture, potrebbe comportare il trasferimento in Sanpellegrino di circa 60/70 persone oggi formalmente impiegate su Nestlé, ma le cui mansioni fanno capo al settore acque".
La decisione dei tagli al personale non è però un fulmine a ciel sereno. Lo scorso ottobre il piano di riorganizzazione di Nestlé fissava l’obiettivo di un taglio di 16mila addetti nell’intero gruppo.
Un mese fa Nestlé Italiana aveva deciso però di corrisponderà un premio di risultato fino a 2.900 euro ai dipendenti. E il ceo Marco Travaglia aveva dichiarato: “Siamo contenti di poter confermare anche quest’anno un importante premio di produzione. Supporto economico, servizi e soluzioni di welfare permettono di contribuire concretamente al benessere delle persone sul luogo di lavoro e nella loro vita privata, una priorità assoluta per il gruppo Nestlé in Italia”.
Nel 2024 Nestlé Italia ha realizzato ricavi consolidati per 1,68 miliardi, un Ebitda di 106,8 milioni e un utile di 21,5 milioni.
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