La stagnazione dei consumi non sembra ancora finita: a dirlo è la nuova edizione del barometro semestrale sul retail di Confimprese e Jakala.
L’analisi, che monitora in modo costante un campione di aziende associate a Confimprese, coprendo circa 500 insegne e 100mila punti vendita, stima un 1,3% di crescita a pari perimetro anche per il 2026 e conferma, in sostanza, un trend che si era già delineato nel 2025.
Non si tratta di un crollo improvviso, ma di un rallentamento persistente e diffuso, il quale coinvolge molteplici settori e rischia di diventare strutturale.
Uno dei principali elementi di compressione è il clima di incertezza, che continua a pesare su famiglie e imprese.
Dopo anni segnati da inflazione elevata, tensioni geopolitiche e rialzi dei tassi di interesse, i bilanci dei nostri nuclei familiari restano ugualmente sotto pressione e, anche se l’inflazione ha mostrato segnali di rallentamento, il potere d’acquisto non si è ancora pienamente ricostituito.
Così molti italiani hanno modificato le proprie abitudini, privilegiando i beni essenziali, rinviando le spese importanti e sfrondando quelle discrezionali. Il risultato è una domanda interna esile, che incide sullo sviluppo economico di tutta la nazione.
Tuttavia, come logico, le dinamiche sono piuttosto differenziate tra i vari settori di attività: nell’abbigliamento nessuna azienda prevede incrementi di fatturato, anzi si stima un -0,8% a differenza dell’aggregato altro retail (casa-arredo, elettronica, telefonia, libri, cura persona, servizi) il quale si attende un incremento del giro d’affari del 2,5%, mentre la ristorazione mostra previsioni più moderate, intorno al +1,3%.
E dire che, secondo Confimprese, le valutazioni sui listini sono molto contenute, con un aumento ponderato dello 0,5%, dunque al di sotto del tasso inflattivo previsto, che oscilla intorno a un +1,5 per cento.
Da osservare che, mentre l’abbigliamento e l’altro retail non intendono, aumentare in maniera significativa lo sforzo promozionale, la ristorazione si dimostra più disponibile.

La ristorazione sembra più propensa del retail ad aumentare gli sforzi promozionali
Quanto alle preferenze dei consumatori in termini di convenienza, in modo coerente con un approccio teso a privilegiare la qualità, le scontistiche preferite sono quelle specifiche su marchi e beni di un certo livello, come afferma il 39,8% del panel, seguite dalle grandi promozioni tematiche, segnalate dal 28,8% (saldi, Black Friday, sottocosto).
Al terzo posto soltanto si collocano le operazioni di convenienza permanente, come quelle messe in atto, per esempio, dai discount alimentari. Seguono, a distanza e in calo, le azioni dei programmi fedeltà.
Da notare, in ogni caso, che la promozionalità resta un driver molto rilevante: solo il 3,4% degli acquirenti si dimostra indifferente.
Non si prevedono, continua il ‘Retail Barometer’, picchi di crescita dell’online rispetto al retail fisico: il 53% delle aziende intervistate stima un contributo del canale e-commerce in linea rispetto all’anno precedente e solo il 13% si aspetta una forte crescita.
“Il contesto economico globale con inflazione, costi di trasporto più alti e problematiche legate al commercio internazionale, sta riducendo la spesa impulsiva su Internet – si legge nel rapporto Confimprese Jakala -. I consumatori confrontano i prezzi con più attenzione e spesso preferiscono risparmiare, o posticipare l’acquisto. Torna la voglia del negozio fisico, che offre la sicurezza di vedere e provare i beni di persona, unita a una maggiore fiducia nelle informazioni veicolate dalle confezioni”.
Più generalmente continua a prevalere una forte attitudine al risparmio e, come detto, alla riduzione delle spese, con un impatto che dovrebbe investire in particolar modo l’elettronica, l’intrattenimento e il settore casa, mentre si registra una situazione più equilibrata per abbigliamento, ristorazione e beauty, con un numero abbastanza simile di consumatori propensi a spendere di più e clienti inclini a darsi limiti molto ristretti.
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