Nel 2025 i prezzi nel carrello della spesa rimangono sotto controllo, ma in crescita rispetto all’anno prima. Con aumenti che comunque si aggiungono a quelli del biennio rovente 2022/23. Mentre i salari reali (al netto dell'inflzione) del 2025 rimangono inferiori al 2021.
Secondo l’Istat, nel 2025 i prezzi medi al consumo del grocery (beni alimentari e prodotti per la cura della casa e della persona) sono aumentati mediamente del 2,4%, più del 2% dell’anno prima. Mentre l’indice generale si è fermato a una crescita media dell’1,5% (+1% nel 2024).
L'inflazione del 2025 non dovrebbe produrre effetti di trascinamento sul 2026.
Il divario
L’istituto di statistica sottolinea che, negli ultimi 5 anni, i prezzi nel carrello della spesa sono aumentati del 27%, circa 7 punti in più dell’indice generale, +17,1%. Su questo divario, l'Antitrust ha appena avviato un'indagine conoscitiva lungo tutta la filiera agroalimentare e sulla formazione dei prezzi. Per gli energetici l'aumento cumulato è del 34,1%. Mentre nel solo 2025, la categoria di alimentari e bevande ha registrato una crescita media del 3%.
Tra i capoluoghi delle regioni e delle province autonome, l’inflazione più elevata si è registrata a Bolzano, Napoli e Reggio Calabria (tutte a +1,8%). Una variazione percentuale tendenziale decisamente più contenuta si registra ad Aosta (+0,5%) e una negativa a Campobasso (-0,1%).
La stangata
Secondo Codacons, in termini di spesa, l’inflazione media del 2025 equivale ad un aggravio di 496 euro annui sui bilanci della famiglia “tipo”, +685 euro per un nucleo con due figli.
Tra i vari comparti quello che desta più preoccupazione è il settore alimentare: i prezzi dei prodotti alimentari e bevande analcoliche hanno infatti registrato una crescita quasi doppia rispetto al tasso medio di inflazione, salendo nel 2025 del +2,9%, pari ad una maggiore spesa solo per l’acquisto di cibi e bevande da 269 euro per una famiglia con due figli.
In forte crescita anche i listini di servizi ricettivi e di ristorazione, che segnano un +3,4% su anno, a dimostrazione dei rincari che hanno investito tutto il comparto turistico.
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