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Stop all’import di carne brasiliana. Filiera della Bresaola senza forniture

Stop all’import di carne brasiliana. Filiera della Bresaola senza forniture

Stop all’import di carne brasiliana. Filiera della Bresaola senza forniture

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Emanuele Scarci

Da oggi stop europeo all’import di carne bovina dal Brasile. Il provvedimento è scattato a causa dell'uso di antimicrobici e ormoni negli allevamenti, sostanze che accelerano la crescita ma non sono ammesse dalle regole sanitarie Ue.

Le autorità brasiliane hanno avuto alcuni mesi per recepire le regole dell’Unione e l'Associazione brasiliana delle industrie esportatrici di carne ha dichiarato che il governo ha presentato alle autorità europee le garanzie richieste sul controllo dell'uso degli antimicrobici. Secondo l'Associazione, la filiera bovina brasiliana ha già introdotto un protocollo privato per il controllo dell'uso degli antimicrobici, elaborato insieme ad altre organizzazioni del settore.

In realtà, già dopo il via all’accordo tra Ue e Mercosur, il Brasile avrebbe dovuto recepire la certificazione che esclude l’antimicrobico. Come avrebbero fatto Argentina, Paraguay e Uruguay.

Concorrenza sleale

Per Coldiretti, lo stop all’import brasiliano “è una vittoria figlia della battaglia condotta in Italia e a Bruxelles per affermare il principio di reciprocità. Non una battaglia contro il commercio internazionale, ma contro una concorrenza sleale che per troppo tempo ha preteso dagli agricoltori europei gli standard più elevati al mondo consentendo, allo stesso tempo, l'ingresso di prodotti che non offrivano garanzie equivalenti”.

Tuttavia lo stop all’import di carni brasiliane apre un problema anche per i produttori della Bresaola della Valtellina Igp, per la quale circa l'80% della materia prima proviene da Paesi extra-Ue, soprattutto carne di zebù dal Sudamerica. Prima dello stop all'import, le imprese della filiera hanno fatto scorta di carne brasiliana, ma fra qualche mese si porrà il problema.
Il disciplinare della Bresaola della Valtellina Igp impone che la lavorazione avvenga in Italia, ma non prevede l'origine italiana dei bovini

Giù i volumi

Una situazione difficile per i produttori italiani che ha visto in questi ultimi mesi un ulteriore aumento dei prezzi.
Il Rapporto Assica 2025 riporta che le vendite complessive di Bresaola nella Gdo sono scivolate del 6,3%. Mentre la Bresaola della Valtellina Igp ha segnato un crollo delle vendite del 12,1% a volume, risentendo dell’aumento dei prezzi e della penuria di materia prima.
Il valore al consumo è però aumentato del 4,6% a 502 milioni di euro.

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