
Allarme rosso per i produttori della Bresaola della Valtellina. Dal prossimo 3 settembre scatterà Il blocco europeo delle importazioni di carne bovina dal Brasile a causa dell'uso di antimicrobici e ormoni negli allevamenti brasiliani, sostanze che accelerano la crescita ma non sono ammesse dalle regole sanitarie europee.
Nel 2025 le esportazioni brasiliane di carne e prodotti animali hanno raggiunto un valore stimato di circa 1,8 miliardi di dollari.
Il ministero dell'agricoltura brasiliano sta cercando di rimediare chiedendo ai macelli e agli stabilimenti autorizzati di implementare controlli tracciabili per garantire che i lotti destinati all'Ue siano privi di trattamenti antimicrobici. Ma non è detto che il problema si risolva nei prossimi 50 giorni.
Circa l'80% della materia prima utilizzata per la Bresaola della Valtellina Igp proviene da Paesi extra-Ue, soprattutto carne di zebù dal Sudamerica. Il disciplinare della Bresaola della Valtellina Igp impone che la lavorazione avvenga in Italia, ma non prevede l'origine italiana dei bovini.
Una situazione difficile che si somma alle difficoltà dell’anno scorso. Nel 2025 la produzione di Bresaola della Valtellina è scesa poco sotto le 12 mila tonnellate (-5,5%), ma gli aumenti dei prezzi hanno spinto al rialzo il valore al consumo del 4,6% a 502 milioni di euro.
Il Rapporto Assica 2025 riporta che le vendite complessive di Bresaola nella Gdo sono scivolate del 6,3%. Mentre la Bresaola della Valtellina Igp ha segnato un crollo delle vendite del 12,1% a volume, risentendo pesantemente dell’aumento dei prezzi, legato, a sua volta, alla penuria di materia prima.
“L’aumento dei prezzi - secondo Francesco Moro, presidente del Consorzio Bresaola della Valtellina - sono causati dall’esaurirsi delle licenze Gatt (General agreement on tariffs and trade), che consentono l’importazione di carne con un dazio agevolato del 20%. Di conseguenza, il ricorso alle importazioni in regime extra-Gatt è diventato strutturale”.
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