Giù il prezzo del latte spot e su vendite ed export dei formaggi. A marzo il latte liberamente disponibile sul mercato segna un prezzo di circa 21 centesimi al litro, il 62% in meno rispetto a un anno prima.
Sulle quotazioni pesa anche l’eccesso di produzione in Europa, ma con l’arrivo dell’estate le quotazioni dovrebbero risalire la china. Il successo del lattiero caseario italiano è però a rischio dopo l'esplosione del conflitto in Medio oriente, come rimarca Paolo Zanetti, presidente di Assolatte.
Sul fronte dei prodotti del lattiero caseario, nei primi sette mesi del 2025 gli acquisti in Italia, secondo Ismea, hanno registrato un incremento a valore del 6,6%, grazie soprattutto alla crescita dei consumi di formaggi freschi e yogurt. Il lattiero caseario rappresenta il 14% della spesa alimentare delle famiglie, al terzo posto dopo ortofrutta e derivati dei cereali.
Export avanti tutta
Il successo dell’offerta italiana è ribadito dall’export: nel 2025 il made in Italy ha superato la soglia psicologica dei 6 miliardi di euro, esattamente 6,1 miliardi. La crescita è del 4,6% a volume e del 12,8% a valore. Dati record nonostante i dazi Usa e il conflitto russo-ucraino.
Secondo Assolatte, l’associazione delle industrie del lattiero caseario, l’Italia è il secondo esportatore a livello mondiale a valore.
L’anno scorso la produzione di Grana padano è cresciuta del 7,4% a oltre 6 milioni di forme e quella del Parmigiano reggiano del 2,7% a 4,2 milioni di fome. Spacchettando i dati dell’export, Parmigiano reggiano e Grana padano hanno raggiunto complessivamente 2,7 miliardi, +17% (i dati dei due formaggi sono raccolti congiuntamente).
La mozzarella (+5.6%) e gli altri formaggi freschi - primi tra tutti burrate e mascarpone (+4,7%) - rappresentano circa la metà dei volumi totali venduti all’estero.
Stop del gorgonzola
Battuta d'arresto invece per il gorgonzola che segna un arretramento del 2,1%. La quota export è del 39%. Tra le principali cause della contrazione, secondo il presidente del Consorzio Antonio Auricchio, "il clima di incertezza internazionale, la contrazione dei consumi su diversi mercati, gli aumenti della materia prima e dell’energia".
Sul fronte dei mercati di sbocco, la Francia si conferma prima destinazione delle nostre vendite all’estero (+6,7% a volume), seguita a molte lunghezze dalla Germania (+0,7%) e dal Regno Unito (+5,2%).
Rotte e logistica
Archiviato il 2025, lo scenario cambia: la guerra in corso stravolge rotte, costi e prospettive. La nuova e crescente instabilità geopolitica nell’area del Golfo, insieme alle tensioni belliche che hanno modificato le principali rotte marittime, sta producendo impatti sull’industria casearia italiana.
L’esplosione dei costi energetici e di conseguenza dei trasporti, e i pesanti ritardi logistici dovuti all’aggiramento del Mar Rosso, mettono a rischio l’export dei formaggi, soprattutto se freschi ad alto valore aggiunto.
“Non siamo davanti a un semplice disagio logistico: questa è una crisi che impatta l’intera filiera – dichiara Zanetti –. Prodotti come mozzarella, burrata e stracciatella non possono sostenere 10-20 giorni di transito aggiuntivo senza compromettere la qualità. Così rischiamo di perdere mercati chiave in Asia. È il momento di abbandonare le soluzioni tampone: servono investimenti nell’innovazione per estendere la vita commerciale dei nostri prodotti e uno scudo europeo sugli energetici. E una Pac più stabile deve dare agli allevatori le certezze necessarie per programmare e investire”.
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