Fa notizia la crisi del commercio dell’Emilia-Romagna, regione che sembrerebbe, al contrario, un vero bastione del retail. Ma, forse, lo è troppo.
Infatti, secondo l’ Osservatorio reciprocità e commercio locale di Nomisma, presentato ieri, martedì 14 aprile, anche qui è in atto una marcata desertificazione commerciale, con la piccola distribuzione che ha perso 8.019 negozi di vicinato.
A risentire di più non è il capoluogo di regione, dove i negozi hanno un turnover veloce e l’indice di nati-mortalità si attesta al -8,3%, ma altre località che, per quanto importanti, devono digerire saldi negativi preoccupanti. Parliamo di Ferrara (-15,8%) e Ravenna (-13,1%), mentre Rimini tiene duro, con un ripiegamento del 5,9 per cento.
La colpe? Se di colpe si può parlare sono legate, secondo Nomisma, a tre fattori concomitanti: eccessivo affollamento, sostituzione fra ristorazione e commercio, nonché livelli degli affitti troppo elevati per i piccoli retailer, specie nei nuclei urbani più grandi.

Solo la Gdo e i grandi magazzini reggono all'impatto
Ma, all’interno di questo scenario, quali tipologie continuano a funzionare?
Alla domanda risponde uno studio ,condotto da Camere di commercio e Unioncamere Emilia-Romagna, rilasciato il 13 marzo 2026.
Globalmente, nel 2025, le vendite del commercio al dettaglio hanno subito, su tutto il territorio regionale, un arretramento soltanto lieve, contenuto nello 0,3%, con l’alimentare che ha lasciato sul terreno uno 0,5% e il non alimentare che, invece, è calato dell’1,4 per cento.
Nel non food si segnala, però, la maglia nera di abbigliamento e accessori, dove le imprese distributive hanno visto gli incassi flettere più del doppio (-2,9%). Si accodano, in minore misura, gli specialisti di beni per la casa ed elettrodomestici: -1,8 per cento.
Unico segno positivo, continua Unioncamere ER, viene dalla Gdo: ipermercati e supermercati, ma anche grandi magazzini, hanno incrementato i fatturati alle casse del 3 per cento.
Al 31 dicembre 2025 la base del commercio al dettaglio si è ridotta a 40.438 imprese registrate, 1.513 in meno rispetto alla fine del 2024.
E ancora: in Emilia-Romagna, nel 2025, le iscrizioni di società appartenenti al commercio al dettaglio sono state 1.527: è il livello minimo dell’ultimo decennio, se si esclude il dato “pandemico”, ossia riferito al 2020.
Le vere cessazioni dichiarate, tuttavia, non sono aumentate, ma diminuite, piazzandosi a quota 2.731.
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