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Confcommercio: anche nel 2025 il deserto urbano allarga i confini

Confcommercio: anche nel 2025 il deserto urbano allarga i confini

Confcommercio: anche nel 2025 il deserto urbano allarga i confini

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Luca Salomone

Confcommercio torna sul grave tema della desertificazione commerciale, con una nuova indagine divulgata il 12 marzo.

Parliamo di Città e demografia d’impresa, che ha preso in esame 122 nuclei urbani (107 capoluoghi di provincia e 15 comuni non capoluogo, ma popolosi), fotografando l’andamento di 18 categorie di attività economiche e distinguendo tra i centri storici e le periferie.

DESERTO URBANO CONFCOMMERCIO CONFINI 1

Desertificate un quarto delle attività dal 2012

Lo scenario è più che mai impressionante. Tra il 2012 e il 2025, in Italia, sono scomparsi 156.000 punti vendita fra dettaglio e ambulanti, oltre un quarto del totale.

Crescono solo le imprese di alloggio e ristorazione (+19.000), mentre aumenta il numero di negozi sfitti, anche a causa di canoni di locazione che non accennano certamente a diminuire, specie nelle metropoli.

Il fenomeno della desertificazione commerciale, dunque, accelera (a un tasso medio del 3,1% nel 2025 contro il 2,2% osservato nelle precedenti analisi), con il rischio che, da qui al 2035, avremo città meno illuminate, quartieri-dormitorio, popolazione anziana con difficoltà a fare la spesa e un maggiore degrado generale.

I comuni del Nord evidenziano le maggiori perdite per il normal trade (fra i primi 10, Belluno, Vercelli, Trieste, Alessandria, Savona, Gorizia, con flessioni di oltre il 33%), mentre al Sud si registra una maggiore tenuta.

La pressione dell’online sul commercio urbano

Il cambiamento dei modelli di consumo continua a incidere profondamente sulla struttura retail delle città. Nel 2025, per esempio, le vendite online polarizzano l’11,3% della domanda di beni e il 18,4% di quella di servizi, contribuendo a ridurre il numero di negozi fisici e modificando l’organizzazione dell’offerta.

Ma soprattutto, a fronte di una variazione dell’indice di vendite al dettaglio totale, tra il 2015 e il 2025, pari a un +14,4%, le piccole superfici sono completamente ferme (0,0%) mentre il digitale risulta quasi triplicato (+187%).

Nel 2019 il valore delle transazioni su Internet, spiega l'Ufficio Studi di Confcommercio, era pari a 31,4 miliardi, mentre lo scorso anno ha toccato 62,3 miliardi. Questo processo, insieme alle trasformazioni socioeconomiche e demografiche, tende a innescare un circolo vizioso: la riduzione del numero di attività fisiche riduce l’attrattività commerciale delle aree urbane e alimenta ulteriormente la contrazione dell’offerta. DESERTO URBANO CONFCOMMERCIO CONFINI 2

Una mano dagli imprenditori stranieri

Nel commercio e nei pubblici esercizi prosegue, tuttavia, il contributo delle imprese a titolarità straniera (+134.000, contro un calo di 290.000 per quelle italiane nel periodo 2012-2025), le quali svolgono anche un’importante funzione di integrazione economica e occupazionale (+194.000 occupati).

Allo stesso tempo cresce la dimensione delle microaziende italiane, che passa dai 2,4 addetti medi del 2012 ai 3 del 2025, mentre quelle guidate da operatori esteri rimangono, in genere, più piccole e diffuse (da 1,9 addetti a 1,7 addetti), rappresentando una forma di"‘supplenza"– seppure disordinata - nei contesti abitativi più fragili.

Rispetto alla forma societaria, incrementano le società di capitale (dal 9% al 17% nel commercio al dettaglio e dal 14,2% al 30,6% nell’alloggio e ristorazione) e diminuiscono tutte le altre forme (ditte individuali, società di persone, cooperative, consorzi), evidenziando un processo di strutturazione del terziario, con una maggiore organizzazione e una crescente ricerca di efficienza e produttività.

I B&B sono quasi quadruplicati

Nelle città – sia a livello nazionale, sia nei 122 comuni oggetto dell’analisi di Confcommercio - continua a cambiare la composizione delle attività economiche: salgono quelle legate al turismo, in particolare alloggi per affitti brevi; si espande la ristorazione, con e senza somministrazione; diminuiscono le attività retail più classiche (botteghe e ambulantato).

In molti casi la crescita degli alloggi turistici avviene a discapito delle strutture alberghiere tradizionali.

Il risultato è una trasformazione con effetti ancora incerti sull’equilibrio fra turismo, residenti e servizi di prossimità. Il dato più significativo è, in particolare, quello dei B&B che risultano quasi quadruplicati nei centri storici dal 2012 a oggi.

DESERTO URBANO CONFCOMMERCIO CONFINI 3

Non food: Confcommercio lancia l'allarme

Concentrando l’analisi sulle 18 categorie oggetto dello studio Confcommercio – grocery, servizi, ospitalità - il dato più evidente è, come detto, il ripiegamento diffuso delle attività distributive tradizionali, in particolare nei settori legati ai beni non alimentari, come edicole (-51,9%), abbigliamento e calzature (-36,9%), mobili e ferramenta (-35,9%), libri e giocattoli (-32,6%).

In controtendenza, invece, alcune voci legate ai servizi e alla domanda turistica: ristoranti (+35%), l’aggregato rosticcerie, gelaterie, pasticcerie (+14,4%) e soprattutto gli altri alloggi (+184,4%), categoria in cui rientrano gli affitti brevi. Dinamiche positive, ma più moderate, riguardano anche farmacie e computer e telefonia.

A livello territoriale, sui 122 comuni presi in esame dall’analisi, i primi 10 con le maggiori perdite di imprese risultano Agrigento (-37,5%), Ancona (-35,9%), Belluno (-35,8%), Pesaro e Vercelli (-34,9%), Trieste (-34,1%), Alessandria (-33,7%), Savona (-33,5%), Ascoli Piceno (-33,4%), Gorizia (-33,3%); i 10 che, invece, registrano la minore emorragia sono Crotone (-1,8%), Olbia (-10,1%), Latina (-13,8%), Frascati (-13,9%), Cagliari (-14,4%), Cinisello Balsamo (-14,5%), Iglesias (-15,3%), Imperia (-15,7%), Cuneo (-16,3%), Vibo Valentia (-16,5%).

Per contrastare questo fenomeno Confcommercio promuove il progetto Cities, articolato in 5 direttrici operative, e da cui emergono proposte concrete sulle quali, anche in virtù della consolidata collaborazione con Anci, la Confederazione chiede ai sindaci e agli assessori un confronto costruttivo.

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