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JD.com accetta le restrizioni dei Governi su FnacDarty e Unieuro

JD.com accetta le restrizioni dei Governi su FnacDarty e Unieuro
JD.com, il quartier generale (Foto di: N509FZ, via Wikimedia Commons)

JD.com accetta le restrizioni dei Governi su FnacDarty e Unieuro

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Luca Salomone

Jd.com anche in Fnac-Darty e Uniero? Dopo il caso di Shein, più che mai in corso nell’Esagono, gli esecutivi di Francia e Italia fanno il muso duro.

Jd che, diversamente da Shein e altri, non punta particolarmente sull’abbigliamento, ma soprattutto sull’elettronica e tecnologia – pur avendo un assortimento molto diversificato - ha, come tutti sanno, rilevato una partecipazione di maggioranza in Ceconomy, la società madre di MediaMarkt e dunque di Mediaworld e Saturn.

Ma Ceconomy è anche il secondo azionista di FnacDarty, con una quota del 22 per cento. Il gruppo, a sua volta, controlla il 100% di Unieuro.

JD.com deve restare dormiente

Un giro piuttosto complicato, ma che non è sfuggito agli occhi di Roland Lescure, attuale ministro francese dell’Economia.

Il titolare del dicastero, interpellato in prima battuta da France Inter – la prima radio francese di attualità - ha posto limitazioni nei confronti di eventuali mire di JD nei confronti del gruppo francese, impedendo che il marketplace (circa 140 miliardi di fatturato in euro) possa salire al potere in un’azienda, che, a suo peculiare avviso, deve godere di una particolare protezione in quanto di interesse culturale.

L’uomo politico ha detto che il socio cinese deve restare un socio dormiente.

JD ha accettato le condizioni, dettate con una formula extracontrattuale abbastanza inedita.

Italia: come riporta Reuters anche da noi il Governo ha dato un via libera condizionato verso l’operazione JD.com, più che altro per contenere il potere delle grandi imprese made in China.

JD.COM CECONOMY DORMIENTE FNAC DARTY 1

JD.com rilevando Ceconomy ha ereditato il 22% di FnacDarty (Foto di Abraham, via Wikimedia Commons)

Ultra fast fashion sotto i riflettori

E veniamo al caso ultra-fast fashion, sicuramente fomentatore di molti sentimenti ostili verso le compagnie orientali.

In Francia la levata di scudi contro Shein è ancora pienamente in corso. Richiesta di comparire davanti all'Assemblea nazionale il 2 dicembre, per il caso delle bambole pedopornografiche, Shein non si è presentata e l'affaire è stato rimesso nelle mani della Procura della Repubblica.

Intanto altri 5 punti vendita Shein, che avrebbero dovuto aprire i battenti dopo quelli del Bvh Marais sono stati congelati da parte della stessa Sgm, che gestisce la rete di questi department store.

Ma se la storia francese è un po’ troppo complicata, diciamo che essa è solo l’occhio di un ciclone.

Anche in Italia si fa sempre più concreta la possibilità, per dichiarati motivi di sostenibilità e prevenzione dei rifiuti tessili, di adottare misure di contenimento della moda orientale a prezzi stracciati.

Tra gli altri a invocare una regolamentazione sono stati Luca Sburlati, presidente di Confindustria Moda, il presidente della Camera nazionale della moda italiana, Carlo Capasa, mentre il Senatore Gianluca Cantalamessa (Lega per Salvini) è proponente di una nuova legge in materia.

E questo sulla scorta dell’orientamento comunitario. L’Unione ha deciso di abolire, dal 2028, le esenzioni per i cosiddetti mini-pacchi provenienti dalle aree extra europee a partire dal 2028.

Pagheranno 2 euro, sotto i 150 euro di valore, in aggiunta ai dazi doganali e alla Iva.

Ultimo aggiornamento: 2 dicembre 2025

       
       

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