Il Gruppo Megamark, tra i soci Selex, prosegue il proprio percorso di crescita con un piano strategico articolato tra sviluppo della rete, investimenti logistici e rafforzamento della Mdd.
A delineare risultati e direttrici future dell’azienda – che opera in sette regioni del Sud Italia con le insegne A&O, Famila, Dok, Sole365 e Ottimo e conta 578 punti vendita e circa 4.500 dipendenti diretti, che diventano oltre 15.000 considerando l’intera rete commerciale – è Maurizio Strippoli, responsabile controllo di gestione del Gruppo Megamark.
Lo scorso anno i 580 punti vendita hanno sviluppato un fatturato alle casse di circa 3,6 miliardi di euro. Il fatturato riconducibile alla holding nel 2025 è di oltre 2,7 miliardi di euro, con una crescita del +15,4% rispetto all’anno precedente.
Le regioni con le quote di mercato più elevate sono Puglia e Campania, dove il Gruppo registra rispettivamente il 22% e il 19,4% (fonte: Gnlc, ed. settembre 2025).
Il Gruppo persegue strategie di sviluppo nelle regioni core, che si articolano soprattutto attraverso operazioni di consolidamento, ristrutturazioni e nuove aperture, la realizzazione di un impianto fotovoltaico off-site. Il piano strategico 2025-2027 prevede investimenti complessivi per oltre 160 milioni di euro.
Una parte rilevante sarà destinata al potenziamento della logistica, con nuove piattaforme più grandi ed efficienti e l’introduzione di tecnologie sempre più basate sull’intelligenza artificiale.
La Mdd presenta un’incidenza media del 17,3% sul fatturato dei negozi (19,9% sulle categorie trattanti), con valori particolarmente elevati nel grocery, dove si raggiungono punte fino al 38%. Negli ultimi tre anni la crescita a valore media della PL è stata pari al +9,1%
La sfida principale per la Gdo in Italia, e in particolare al Sud, sarà quella di reinterpretare i nuovi bisogni dei clienti, in un contesto in cui la quota di reddito familiare destinata ai consumi alimentari si sta progressivamente riducendo. Sarà quindi fondamentale adottare politiche di prezzo accessibile, capaci di rispondere al calo del potere d’acquisto, senza compromettere una redditività già sotto pressione, a causa delle tensioni sui listini dell’industria di marca e della crescente competizione dei discount.