
Non si arresta la rincorsa del plant based, come dimostra la nuova analisi del centro studi non profit The Good Food Institute Europe.
Lo studio, condotto sulla base dei dati Circana, mostra che, in Italia, il mercato al dettaglio dei prodotti a base vegetale (alternative a carne, latte, formaggio, yogurt e panna) nel 2025 ha messo a segno un +4,5% in valore.
Sommando le cinque principali categorie – quelle appena citate - gli acquisti hanno raggiunto i 669 milioni di euro.
A incrementare sono stati, ancora più dei valori, i volumi, con un delta positivo del 5,8% (+12,7% nel periodo 2023-2025).
Le vendite unitarie sono aumentate del 16,9%, sempre fra il 2023 e il 2025, segnalando una variazione reale e legata a un incremento effettivo della domanda da parte dei consumatori.
Nella maggior parte delle categorie, a eccezione dei sostitutivi di yogurt e formaggi, il prezzo medio al chilogrammo è leggermente diminuito, sempre nel biennio.
E, in questo contesto, i prodotti a marchio del distributore hanno continuato a muoversi più rapidamente rispetto ai brand industriali (volumi in crescita del 6,7% contro +5%). Tuttavia, l’Idm continua a rappresentare la quota principale del mercato.
L’8,5% del “latte”, venduto nel 2025 era a base vegetale, mentre questa categoria si è confermata quella trainante del comparto plant based italiano (342 milioni di euro alle casse, pari al 51% del valore complessivo delle vendite).
Nel 2025, le opzioni vegetali hanno inciso per l’11,8% sul valore complessivo delle vendite al dettaglio di latte in Italia, con una quota, in quantità, dell’8,5%, nonostante un prezzo medio ancora superiore del 45% rispetto al latte vero.
Qui le private label hanno conquistato la quota più elevata rispetto ad altri segmenti plant based, a conferma della crescente maturità del mercato.
Fra le diverse tipologie, avena e mandorla continuano a correre (rispettivamente con volumi in incremento del 18% e del 12% su base annua), mentre il base soia cala leggermente (-2% dei volumi tra 2024 e 2025).
Le alternative vegetali alla carne si confermano la seconda categoria più rilevante del plant based italiano, rappresentando il 35% del valore complessivo delle vendite nel 2025 (234 milioni di euro).
Il volume di acquisto di questo “reparto” è lievitato del 4,1%, in rallentamento rispetto al +16,3% registrato nel 2024, ma comunque mostrando un trend positivo, in un contesto di mercato più maturo.
Il mercato continua a gravitare intorno ai burger vegetali, che, nel 2025, hanno costituito quasi il 60% dei volumi.
Tra il 2023 e il 2025 il prezzo medio al chilogrammo è diminuito del 3%, contribuendo a migliorare l’accessibilità di questi prodotti.
L’ecosistema italiano dei prodotti a base vegetale, riferisce Good food institute, conta oggi oltre 40 aziende ed è caratterizzato da una forte eterogeneità: dai grandi gruppi alimentari che hanno sviluppato linee dedicate per la grande distribuzione, fino a una rete di Pmi e realtà specializzate, spesso orientate a produzioni artigianali, ingredienti biologici e materie prime selezionate.
E non mancano nemmeno le acquisizioni, come dimostrano i casi di Amadori e di Müller...
Secondo le proiezioni il settore italiano delle proteine alternative potrebbe generare 10 miliardi di euro di valore aggiunto e creare circa 31.000 posti di lavoro, aprendo nuove opportunità lungo tutta la filiera e riducendo la dipendenza dalle importazioni.
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Fonte: The Good Food Institute