Ma cos’è il tempo tuta? Si tratta dei minuti impiegati per indossare e togliere la divisa aziendale che, secondo i sindacati, deve essere retribuito e non solo da Coop Alleanza 3.0.
In una nota l’Unione sindacale di base dell’Emilia-Romagna riporta che il contenzioso con la maxi cooperativa è arrivato davanti al Tribunale di Bologna, il quale, pochi giorni fa, ha dato ragione ai lavoratori, disponendo che non solo la vestizione venga compresa nell’orario salariale, ma che il colosso distributivo, che oggi dà lavoro a circa 17mila persone, dovrà corrispondere gli arretrati a tutti coloro che hanno fatto ricorso.
La Magistratura ha confermato che anche indossare i Dpi (Dispositivi di protezione individuale) è un’operazione svolta sotto il potere direttivo del datore di lavoro e quindi Coop Alleanza deve riconoscere 10 minuti al giorno per la vestizione e svestizione di tutti gli indumenti e apparati richiesti dall’azienda.

Ubs intende portare la rivendicazione su scala nazionale
Secondo Ubs “per anni la cooperativa ha ignorato le richieste dei dipendenti, pretendendo che il cambio della divisa, atto obbligatorio per svolgere il servizio, avvenisse al di fuori del normale orario di lavoro, regalando di fatto decine di ore all’anno di lavoro gratuito”.
Continua la nota: “Chi indossa una divisa per produrre profitto non deve farlo a proprie spese e quindi Ubs non si fermerà qui. Questa sentenza rappresenta un precedente fondamentale non solo in Coop Alleanza ma per tutto il settore della Gdo sia sul territorio bolognese, sia a livello nazionale”.
Se le sigle sindacali dovessero ottenere ulteriori successi, questi inciderebbero su una massa salariale che, secondo una ricerca di Pwc e Adapt per Federdistribuzione, diffusa a maggio 2024, ha superato 440mila persone, di cui l’86,5% con contratti a tempo indeterminato.
Il trend degli occupati si è dimostrato in crescita del 7% fra il 2018 e il 2022.
Ricordiamo che l’ultimo contratto del commercio, scaduto nel 2019, è stato firmato ad aprile 2024.
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