Dopo sei mesi di attesa, si apre il tavolo fra Gs-Carrefour e i sindacati. La conferma arriva sia dall’azienda, sia dai sindacati.
“Sarà un primo incontro conoscitivo e di confronto generale su quelle che possono essere le linee guida del futuro gruppo - dichiara a Distribuzione Moderna il presidente di NewPrinces Group, Angelo Mastrolia -. L’incontro era in programma da tempo e il 29 gennaio ci è sembrata la data più comoda per tutti”.
Il meeting è in calendario per la mattina alle ore 10. In videoconferenza con l’azienda ci saranno presumibilmente i segretari nazionali di Filcams, Fisascat e Uiltucs. Ha confermato la partecipazione Gennaro Strazzullo, segretario nazionale di Uiltucs.
L’incontro arriva dopo varie sollecitazioni dei sindacati in seguito all’acquisizione, lo scorso luglio, della ex Carrefour Italia da parte di NewPrinces Group. Probabilmente la nuova divisione NewPrinces Retail aveva bisogno di tempo per conoscere l’azienda e mettere a punto i programmi.
Di certo, dopo il deal, la nuova proprietà ha lanciato un messaggio distensivo ai sindacati, bloccando il licenziamento di 175 addetti della sede di Milano, deciso precedentemente.
Da ricordare che nell’esercizio 2024, Carrefour Italia ha perso 93,4 milioni di euro, di cui 37,5 milioni per oneri di ristrutturazione e 73 milioni per oneri straordinari sulla logistica. Per lenire l’impatto finanziario (il patrimonio del retailer è sceso a 60 milioni dopo 2 miliardi di perdite portate a nuovo), la controllata Carrefour Property ha distribuito a Carrefour un dividendo di 165 milioni.
Non ci sono temi particolarmente complessi sul tavolo. Anche perché ricordo che abbiamo completamente abbandonato la procedura di mobilità della scorsa estate. Non ci sono criticità ma è naturale che i sindacati abbiano bisogno di capire i nuovi modelli su cui stiamo lavorando.
Abbiamo iniziato da subito a lavorare sul rebranding e adesso siamo passati al modelling di vari format di negozi: dovremo decidere come riposizionare i nuovi format. Delle nostre nuove idee qualcosa si vede nel punto vendita milanese di Assago. Appena saremo convinti di come dovremo esprimerci, in termini di assortimento, visibilità e di tutto il resto, lo declineremo su tutti i punti vendita. Stiamo facendo inoltre la richiesta di autorizzazione ai vari comuni per il cambio insegna. Non c'è nessuno stop agli investimenti, ci serve solo il tempo necessario per portare a termine il lavoro.
Siamo convinti di poter accelerare su 2 driver: il primo, siamo grandi produttori di tante categorie merceologiche, non solo italiane ma anche internazionale. In questo percorso vantiamo una grande capacità di autoproduzione: bevande, oli, latte, tonno, pomodoro. Pensiamo di fare un ottimo lavoro. Sull’altro driver, abbiamo una serie di partner che ci consentono di offrire il resto.
Per arrivare al 50% di Mdd saranno necessari almeno due anni. Vi terremo aggiornati passo dopo passo.
Il problema stava nel modello, ovviamente imposto dalla Francia, e con un'idea completamente disallineata rispetto al mercato italiano. Faccio un esempio banale: privilegiavano molto il cosiddetto Pgc, il prodotto non fresco, quando l’Italia è una classica piattaforma dove il fresco è strategico. Inoltre, avevano una struttura dei costi elevata, anche a livello centrale. In definitiva, c'era una serie di elementi che rendeva questo modello incoerente con il mercato italiano.
Per la verità l'abbiamo perso da settembre: è stata una scelta specifica non un problema. Un input mio personale di accelerare l'uscita di Etruria retail. Il modello di master franchising ci è estraneo. E loro operano in una regione dove vogliamo investire.
A Centromarca non siamo stati mai iscritti, salvo ritrovarcisi dopo l’acquisizione di Princess Italia che faceva parte del gruppo Mitsubishi. Ho ricevuto un invito di partecipazione, ma ero troppo impegnato. In verità come gruppo storico non siamo stati mai organici alla visione di Centromarca né di altre organizzazioni. Ribadisco però la mia posizione: “alcune” industrie di marca chiedono aumenti di prezzo in una fase di deflazione. Ritengo sia nostra responsabilità, oltre che un fatto etico, tutelare la capacità di acquisto dei consumatori. Se poi queste imprese di marca ritengono di ritoccare i listini a prescindere dalle quotazioni delle materie prime, allora è giusto che l’Antitrust indaghi.
L’iscrizione si è rinnovata per contratto.
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