
Dai primi ai secondi e dai contorni alle zuppe, il mercato dei piatti pronti gode di ottima salute ed è in costante trasformazione. Complice la capacità di sapersi adeguare alle richieste e alle tendenze dei consumatori, con ricette sempre nuove e gustose come al ristorante, senza dimenticare l’attenzione all’equilibrio nutrizionale.
Nell’anno terminante il 24 maggio 2026, il comparto (dati NIQ: totale Italia, Iper+Super+Liberi servizi+Discount) conferma un solido percorso di crescita e raggiunge un giro d’affari di quasi 323,3 milioni di euro, in aumento del 2,5% rispetto all’anno precedente. Questa dinamica si estende anche alle quantità vendute, con un incremento dei volumi del 2,2% fino a raggiungere quasi i 43,3 milioni di chilogrammi, segnale di un comparto in espansione effettiva, più che per effetto dell’inflazione. I prezzi medi risultano infatti sostanzialmente stabili: 7,47 euro al chilo (+0,3%) e 1,71 euro a confezione (+1,4%). In parallelo, si osserva un rafforzamento dell’attività promozionale, con l’intensità che cresce fino al 16,2% a volume, evidenziando un incremento della competizione sugli scaffali, confermata anche dall’aumento dell’assortimento del 3,3% (33,2 referenze medie per punto vendita).
Entrando nel dettaglio geografico, l’Area 1, pur restando il primo bacino con oltre 110,8 milioni di euro, mostra una crescita
contenuta pari a +0,9%, indicando una fase di maturità del mercato. Più dinamica invece l’Area 2, che raggiunge 83,5 milioni di euro con un +2,5%. Il trend accelera ulteriormente nel Centro-Sud: l’Area 3 cresce infatti del 3,1%, arrivando a 71,2 milioni di euro e l’Area 4 segna la performance più dinamica con +4,8%, arrivando a 57,7 milioni. «Dal punto di vista dei canali distributivi – spiega Matteo Diaferio di NIQ –, la crescita appare diffusa, ma con alcune evidenze rilevanti. La distribuzione moderna nel suo complesso sviluppa 238,2 milioni di euro, circa tre quarti del mercato, con una crescita in linea con il totale (+2,4%). Al suo interno, il canale supermercati si conferma il vero motore del comparto. Con 131 milioni di euro e un incremento del 2,9% questo rappresenta la quota più consistente e una delle più dinamiche, beneficiando sia di una buona promozionalità (16,8% a volume) sia di un ricco assortimento (46 referenze medie a punto vendita, +3,3%). Gli ipermercati mostrano un andamento più moderato ma comunque positivo (+2,4% a val. per 76,5 milioni di euro), mentre i liberi servizi rimangono sostanzialmente stabili (+0,5% a val. con 30,7 milioni), evidenziando alcune difficoltà strutturali legate al formato. Più interessante il ruolo del canale discount, che raggiunge gli 85,1 milioni di euro, con una crescita a valore del 2,6%. Anche in questo canale il comparto sta quindi guadagnando spazio, come dimostra anche l’aumento del numero medio di referenze (+2,1%)».
Guardando alla composizione del mercato rispetto ai segmenti, emerge come il mondo dei piatti pronti stia vivendo una fase di riorganizzazione, dove alla tenuta, o in alcuni casi alla contrazione, dei segmenti più tradizionali si contrappone una forte espansione delle componenti più moderne e versatili. «Il segmento dominante resta quello dei primi piatti – prosegue Matteo Diaferio – che, con 197,5 milioni di euro, rappresenta ancora oltre il 61% del mercato, ma mostra segnali evidenti di affaticamento: il fatturato cala dello 0,8%, con volumi che si attestano attorno a 22,6 milioni (-0,8%). Si tratta di una contrazione strutturale, che coinvolge trasversalmente le principali tipologie. In particolare, pesano fortemente le zuppe e i passati, che scendono a 42,2 milioni di euro con un crollo del 9,8% e volumi in flessione di quasi il 9%, oltre ai risotti, anch’essi in calo del 3,8%, che arrivano a 56,8 milioni di euro, nonostante una buona promozionalità (21%), in aumento rispetto al 2025. Si aggiunge ai sottosegmenti in fase di contrazione anche la pasta che, sebbene pesi solo lo 0,3% del giro d’affari, registra una marcata riduzione sia in termini di fatturato (-12,4%) che di volumi (-6,8%). Tutti e tre i sottosegmenti stanno attraversando una razionalizzazione dello scaffale, con un assortimento medio in riduzione. All’interno dei primi piatti, tuttavia, non mancano segnali di discontinuità: le specialità estere crescono del 4,6% raggiungendo 87,6 milioni di euro, con un dinamismo ancora più marcato nei volumi (+10,5%), evidenziando uno spostamento dei consumi verso proposte innovative o internazionali, a discapito delle referenze più tradizionali. Questo si deve anche a una pressione promozionale attorno al 18%, in crescita dell’1,2% e a un numero medio di referenze che aumenta di oltre l’11%, passando 9,4 a 10,5». Accanto a un primo piatto in difficoltà, si rafforza invece il perimetro degli altri piatti pronti, che raggiungono i 79,5 milioni di euro, con una crescita a valore del 6,9% e con volumi che rimangono flat (13,7 milioni di chilogrammi, +0,6%). Qui il driver principale è rappresentato da antipasti e insalate pronti, che salgono a oltre 57,2 milioni di euro (+8,7%), sostenuti da una crescita dei volumi (+4,5%). I secondi mostrano un andamento positivo a valore (+3,8% a val. e -1,9% a vol.), nonostante il prezzo tra i più elevati dell’intera categoria (3,16 euro a confezione, +8,2%). Il fenomeno più rilevante del comparto resta però quello dei contorni, il vero motore di sviluppo del mercato. Il giro d’affari di questo segmento balza a 39,1 milioni di euro, in crescita del 15,6%, con volumi in accelerazione ancora più marcata (+21,2%). Il quadro si conclude con una presenza a scaffale sempre maggiore: nonostante le referenze medie siano circa 3, esse aumentano dell’11%. L’espansione è trainata soprattutto dal sottosegmento altri contorni (per esempio verdure precotte), che cresce a valore a ritmi intorno al 45%, indicando un’evoluzione dei consumi verso soluzioni ad alto contenuto di servizio. Non a caso, qui si registra anche una riduzione dei prezzi medi (-7,4% a vol.), grazie anche a una leva promozionale più aggressiva (+2,7%) e a un assortimento in crescita di quasi il 7%. All’opposto, il comparto dei piatti pronti sostitutivi delle proteine animali mostra forti difficoltà: il valore scende a 7,2 milioni di euro, con un calo del 12,4%, accompagnato da una contrazione simile delle quantità (-10,1%). Si tratta quindi di un ridimensionamento significativo che coinvolge tutte le aree e i canali, dopo la fase di boom dell’anno precedente, quando cresceva a doppia cifra.