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Tessili alla svolta: tutti gli obblighi e le eccezioni per i produttori

Tessili e recupero: tutti gli obblighi e le eccezioni per i produttori

Tessili alla svolta: tutti gli obblighi e le eccezioni per i produttori

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Luca Salomone

Stop alla distruzione degli invenduti tessili. Il blocco europeo, infatti, è partito da una decina di giorni, il 19 luglio 2026, almeno per le grandi imprese.

Queste ultime, a partire dal 2 marzo 2027, dovranno presentare rapporti sullo stato delle operazioni di salvataggio, riciclo, donazione…

Per le medie aziende, invece, il legislatore europeo ha previsto una proroga fino al 19 luglio 2030, sia per quanto concerne la gestione delle eccedenze, sia per la reportistica obbligatoria.

Per le micro e piccole realtà, sono previste esenzioni e ampie moratorie.

I tessili nel mirino del legislatore Ue

Ma cosa non si può più distruggere? Lo spiega il Consorzio Ecotessili, il cui scopo è di dare vita a un nuovo sistema Epr – Responsabilità estesa del produttore – capace di coniugare efficienza, tracciabilità, riduzione dell’impatto ambientale nella gestione dei prodotti tessili che vengono dismessi dai consumatori, o dalle imprese, creando filiere dedicate e affidabili.

La misura, introdotta dal Regolamento UE 2024/1781 (o regolamento Ecodesign), punta a ridurre i rifiuti e a promuovere l’economia circolare. Il provvedimento coinvolgerà progressivamente tutta la filiera, secondo una precisa mappa temporale, per togliere di mezzo, oltre alle eccedenze di prodotto che non hanno trovato un compratore, i surplus di magazzino e i resi dei consumatori non ricollocati.

In particolare, le merceologie coinvolte sono i capi di abbigliamento e accessori (anche in pelle, maglia o tessuto); le calzature di ogni genere e materiale; i cappelli e copricapi.

Quando la distruzione è lecita?

Per evitare sanzioni, le aziende dovranno attuare, precisa l’UE, misure preventive come l’eco progettazione, il ricondizionamento dei capi, l’ottimizzazione delle scorte e le donazioni solidali.

Inoltre, le grandi imprese dovranno pubblicare online un report annuale sulla gestione dell’invenduto, per garantire massima trasparenza.

Le “istruzioni per l’uso” di Ecotessili sono molto precise e si addentrano anche nelle eccezioni.

La distruzione resta concessa solo in casi eccezionali e documentati: prodotti pericolosi, danneggiati o contaminati; lesione dei vincoli di proprietà intellettuale, o marchi contraffatti; offerte di donazione rifiutate da almeno tre enti diversi.

Anche in caso di deroga, le aziende dovranno privilegiare il riciclaggio rispetto all’incenerimento (valorizzazione energetica) e conservare i documenti giustificativi per 5 anni.

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12 milioni di tonnellate di sprechi

Ma quanto è grande lo spreco? Secondo Assoutenti ogni anno in Europa vengono prodotti circa 12 milioni di tonnellate di rifiuti tessili. Un fatto che ha messo in crisi i già fragili sistemi di raccolta differenziata, peraltro obbligatoria in Europa fin dal 2025 e in Italia dal 1° gennaio 2022.

Compriamo molti più vestiti rispetto a vent’anni fa, afferma ancora l’associazione, li utilizziamo per meno tempo e li sostituiamo sempre più in fretta. Il fenomeno del fast fashion ha trasformato molti vestiti in prodotti quasi usa e getta, con un impatto ambientale sempre più pesante.

Inoltre, riporta sempre questa fonte, ben il 9% viene distrutto prima dell'uso (capi difettati, invenduti e altro), andando a formare, circa 594.000 tonnellate di tessuti. E c’è poi il problema dei resi online, che rappresentano il 20% degli acquisti, anche se il reso, quando il cliente è educato, come si spera, e non rovina il bene, viene rimesso in vendita, magari con uno sconto, in caso di piccole mancanze, come assenza dell’etichetta accompagnatoria, o della confezione originale del produttore.

In tema di raccolta dei rifiuti chiudiamo con un'osservazione di Assoambiente che, nel suo ultimo rapporto L’Italia che ricicla scrive che il primato dell'Italia - che corrobora la forza di filiere storiche del riciclaggio, come carta, vetro e metalli – si scontra con alcune criticità che impediscono al nostro modello di consolidarsi definitivamente in un sistema pienamente circolare, con difficoltà evidenti nell’edilizia e nelle filiere della plastica, del tessile e dei Raee, ove i pochi quantitativi raccolti rappresentano una delle principali ferite del sistema, traducendosi nella perdita netta di preziose materie prime secondarie, generate dal recupero”.

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