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Direttiva riparazioni, il ritardo è nel Dna. E l'Italia non recepisce

Direttiva riparazioni, il ritardo è nel Dna. E l'Italia non recepisce

Direttiva riparazioni, il ritardo è nel Dna. E l'Italia non recepisce

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Luca Salomone

Direttiva riparazioni, una falsa partenza. Sì perché l’Italia non ce l’ha fatta a rispettare il termine obbligatorio di recepimento fissato il 31 luglio.

Ma, come vedremo, la colpa vera non è del nostro Esecutivo, ma in uno strumento UE indispensabile, ma che partirà solo fra un anno.

Direttiva riparazioni, ok in Senato

Andiamo con ordine. Da noi l'iter parlamentare non è ancora concluso e il recepimento è atteso non prima della fine di agosto.

Difficile dire se in tutte le altre nazioni le cose si siano svolte secondo le tempistiche. Sicuramente Francia e Belgio ce l’hanno fatta, come pure la Germania, che ha emanato il decreto attuativo lo scorso 23 luglio.

Da noi il viaggio della normativa, Direttiva (UE) 2024/1799, per ora ha passato l’esame del Senato: le Commissioni Industria e Agricoltura della camera alta hanno espresso parere favorevole, con osservazioni sullo schema del Dlgs di attuazione.

Chi paga è il produttore

Ma da ieri quali diritti e obblighi sono stati introdotti per facilitare la riparazione gratuita dei beni, prolungare la vita dei prodotti e ridurre i tecno rifiuti?

I produttori sono tenuti, anche tramite terze parti e non solto attraverso i propri centri autorizzati, facendosi carico degli oneri, a riparare, anche i beni fuori garanzia, a fornire pezzi di ricambio accessibili e ad accordare un anno di garanzia in più a chi sceglie di riparare invece di sostituire. Una bella stangata per i furbetti dell’obsolescenza programmata.

Direttiva riparazioni ritardo Dna Italia 1

I pc portatili sono fra i grandi esclusi dal diritto di riparazione

Aggiustare sì, ma non tutto

Sono anche vietati tutti quei dispositivi software e hardware che potrebbero porre intralci, o blocchi agli interventi di aggiustatura dei beni.

Ma di quali prodotti parliamo? Nella lista positiva ci sono grandi elettrodomestici di uso comune, come lavatrici, lavastoviglie, frigoriferi, aspirapolvere, asciugatrici, ma anche tablet, smartphone, server e device di stoccaggio dati, display, monopattini e bici elettriche.

Come spiega Adiconsum non rientrano, invece PC portatili, ferri da stiro, cuffie stereo, tostapane, macchine per il caffè e molti altri piccoli elettrodomestici di utilizzo corrente.

Le autorità europee precisano che una nuova piattaforma comunitaria online contribuirà a collegare i consumatori con i riparatori.

Questa entità disporrà di sezioni per ciascuno Stato membro, così da aiutare i consumatori a trovare le offerte disponibili e aumentare la visibilità dei riparatori.

Ma qui sta il vero problema: il sito, estensione del portale "Your Europe", dovrebbe diventare operativo solo nel 2027.

L’UE stima, per inciso, che le nuove attività indotte genereranno, una volta a regime, un totale di 4,8 milioni di euro di nuovi investimenti.

La direttiva riparazioni frena: un solo commento

Commenti? Al momento non ce ne sono, forse a causa del periodo vacanziero, o perché i ritardi hanno complicato uno scenario che, almeno a un osservatore superficiale, sarebbe potuto sembrare scontato.

Solo Altroconsumo è intervenuto nella data fatidica del 31 luglio. Oltre a segnalare il momentaneo stop, l’associazione, ha ribadito che si tratta di una direttiva fondamentale, che rafforza concretamente i diritti dei consumatori riconoscendo la possibilità di fare riparare i propri prodotti a condizioni eque, con costi ragionevoli e anche rivolgendosi a operatori indipendenti, senza essere vincolati alla rete autorizzata del produttore.

Quand’anche il recepimento italiano fosse arrivato nei tempi giusti, continua la fonte, sarebbe comunque caduto in una sorta di vuoto, visto che, come detto, la piattaforma europea che consentirà ai consumatori di individuare facilmente i riparatori sarà operativa soltanto da luglio 2027.

Il nostro Governo, comunque, incalza Altroconsumo, non ha previsto alcuna misura economica per incentivare la riparazione, nonostante la direttiva inviti gli Stati membri a promuoverla.

“Come evidenziato dalla nostra associazione durante la consultazione sullo schema di decreto legislativo, strumenti come i voucher, già sperimentati con successo in Francia, avrebbero potuto rappresentare uno stimolo concreto, soprattutto nella fase iniziale – si legge sul sito dell'associazione -. Rendere la riparazione economicamente più conveniente rispetto all'acquisto di un prodotto nuovo è infatti essenziale per modificare le abitudini delle persone e diffondere una vera cultura del riuso.

“L'assenza di risorse dedicate impedisce oggi di cogliere questa opportunità e rischia di limitare l'efficacia della riforma”, una riforma pesantemente intralciata dalla sfasatura dei tempi fra la data di recepimento e il momento di avvio della famosa piattaforma comune.

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