Riso: assicurato il 75% delle colture. Si può fare di più per le catastrofi naturali?

Riso: assicurato il 75% delle colture. Si può fare di più per le catastrofi naturali?
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Nei giorni scorsi, durante Risò - Festival internazionale del riso di Vercelli, 11-13 settembre -, Ismea ha pubblicato i dati sul mercato risicolo, che vanta un elevatissimo tasso assicurativo.
Focus di ricerca erano, infatti, i rapporti fra questo comparto e le assicurazioni di rischio: è risultato che il settore è campione di difesa, con quasi 740 milioni di euro di valore assicurato (+12% sul 2024) e circa il 75% delle superfici coperte da polizze.
Riso al 3% nel mondo dei cereali
Ma quanto vale il consumo? Nel carrello alimentare delle famiglie italiane la spesa destinata al riso ha raggiunto 447,6 milioni di euro, per 1.643.000 tonnellate acquistate.
Nel 2024 il prezzo medio al chilogrammo, alle casse, è stato di 2,72 euro.
Il prodotto rappresenta il 3% della spesa destinata ai derivati dei cereali.
Pur non avendo il ruolo della pasta (qui il fatturato dell’industria è di 7 miliardi di euro circa) o del pane (circa 13 miliardi spesi sul mercato interno), il riso mantiene, tuttavia, una sua centralità specifica, legata alla tradizione culinaria e a target mirati.
Per area geografica, sempre nel 2024, i consumi di riso si sono suddivisi in modo abbastanza armonico, con un picco nel Nord Ovest (31,5%), seguito da Centro e Sardegna (24%), Sud e Sicilia (22,8%) e Nord Est (21,7%).
Il riso cresce dove non si produce
Nei primi mesi del 2025 il Sud e la Sicilia hanno però trainato la crescita della domanda con un +2,8% in valore e un +2,2% in volume.
I supermercati restano il principale canale di acquisto (41,8% della spesa), seguiti dai discount (26,7%) e ipermercati (24,3%), mentre il dettaglio tradizionale si ferma all'1,1%.

Per tipologia gli italiani prediligono il riso bianco lavorato (73% dei volumi comprati), mentre il parboiled si ritaglia una quota consistente, grazie alla praticità d'uso e alla tenuta in cottura (25%).
Tra le varietà spiccano il Carnaroli (17,1% delle quantità) e l’Arborio (11,6%), simbolo del risotto italiano, confermando il forte legame culturale tra riso e gastronomia nazionale.
Le varietà dei risi allungati (Indica o gruppo lungo B), Gladio, Thai e similari, si fermano al 5,4%.
Polizze per il 75% delle superfici coltivate
Queste le cifre chiave. Ma torniamo all’inizio. Perché il riso si assicura così tanto, tanto da arrivare a una quota del 75% sul totale delle superfici, rispetto a una media nazionale, che, per le altre colture vegetali, si attesta solo al 9%?
Lo dice la composizione delle polizze, che denota una netta prevalenza delle coperture contro le avversità ripetitive, in particolare grandine, vento forte ed eccesso di pioggia.
Restano invece più limitate le cautele assicurative contro i rischi catastrofali, tra cui la siccità, che, invece, ha inciso in maniera significativa sulle produzioni nell'attuale campagna.
Da notare che la distribuzione territoriale delle coperture riflette quella delle superfici coltivate: il Nord Italia concentra il 99,7% dei valori assicurati, a conferma della forte aggregazione locale della risicoltura italiana.
L'analisi evidenzia, infine, una minore volatilità dei costi assicurativi rispetto alla media delle colture vegetali. “E’ un elemento particolarmente rilevante – scrive Ismea – in una fase in cui le imprese agricole devono fronteggiare rischi climatici e produttivi sempre più frequenti e severi, come testimoniato anche dagli eventi che hanno percorso l'estate 2026”.
Eventi non certo da sottovalutare. Secondo le maggiori organizzazioni del settore primario, come Confagricoltura e Cia, la canicola e i rari, ma forti temporali, si sono portati via, nel nostro Paese, un valore stimato fra 1,5 e 2 miliardi di euro.


