Risultati eccezionali per Mercadona: il fatturato si porta a 41 miliardi e 858 milioni di euro, +8%, mentre l’utile netto si piazza a 1.729 milioni di euro, con un +25 per cento.
E, come vedremo, salgono anche i volumi, attestando una solida crescita reale.
Il giro d’affari è ora ripartito in 39 miliardi e 766 milioni dovuti alla Spagna, più 2 miliardi e 92 milioni al Portogallo, dove il gruppo fondato e guidato da Juan Roig conta ormai 69 negozi su un totale di 1.672.
Le vendite in quantità salgono del 4%, mentre la quota di mercato avanza dello 0,6%, fino al 28,5 per cento.
Durante l’anno Mercadona ha realizzato 43 aperture, bilanciate tuttavia da 45 operazioni di chiusura/ricollocazione di punti vendita.
L’organico è aumentato di 5.000 persone, toccando 115.000 addetti, mentre il parco fornitori è ora di 2.000 aziende.
Cifre stellari, se si pensa che il colosso iberico opera solo in due nazioni.
Torniamo alle risorse umane, con le quali è stato condiviso, sotto forma di premi, benefit e aumenti, un valore pari a un miliardo di euro.
È stata riconosciuta a tutti una settimana extra di ferie, mentre sono stati distribuiti 780 milioni di euro come bonus per obiettivi. Più in dettaglio Mercadona ha spiccato due pagamenti mensili ai lavoratori con meno di 4 anni e tre pagamenti mensili a chi supera questa anzianità (70% della forza lavoro). Questi ultimi hanno ricevuto 7.250 euro netti in più con lo stipendio di febbraio.
“Le prestazioni e l'impegno dei 115.000 lavoratori hanno portato a risultati eccellenti – commenta l’azienda - con un aumento della produttività del 4%, del 16% nella gestione degli ordini nei negozi e del 4% nell'efficienza energetica. Questo insieme di fattori ha portato Mercadona a ottenere la sua migliore redditività storica, con un profitto del 4,5% sulle vendite nette”.
Gli utili, ancora una volta, sono stati reinvestiti in azienda, in misura dell'80% e per un totale di 1.383 milioni, mentre il restante 20% (346 milioni) è andato agli azionisti in forma di dividendi.

In cantiere c’è anche una profonda revisione dei supermercati, verso un nuovo concept denominato Tienda 9.
Sul progetto saranno riversati 3,7 miliardi di euro nei prossimi anni, per trasformare i punti vendita in un modello flessibile, gestito dai bisogni della clientela, piuttosto che dalle direttive aziendali. O meglio, da direttive che assecondano puntualmente la domanda.
In sintonia con le esigenze dei consumatori verrà dato maggiore spazio ai freschi, mentre saranno semplificati i percorsi e le procedure di acquisto. “Il modello Tienda 9 – si legge in una nota – ottimizza anche i processi di taglio, cottura e confezionamento, unificandoli in un'unica area, chiamata Obrador central (officina centrale). Questo genererà risparmi energetici del 10% e risparmi idrici del 40 per cento. Inoltre, tutte le attrezzature saranno aggiornate tecnicamente”.
Fondamentale il ruolo dei fornitori, diretti e indiretti, un sistema che ha investito lo scorso anno 1,7 miliardi di euro (+31%) per rafforzare la propria struttura industriale e le prestazioni dei prodotti.
In Spagna e Portogallo sono nate nuove fabbriche e/o modernizzate e ampliate quelle esistenti, mentre le imprese agricole e zootecniche hanno introdotto notevoli miglioramenti tecnologici. Così sono stati creati, nell’indotto del gruppo, 5.200 nuovi posti di lavoro.
Le previsioni per il 2026 sono di più di 1 miliardo di investimenti, per la prima tranche di Tienda 9, ma anche per rinnovi logistici e dell’infrastruttura Ict. Verranno assunte altre mille persone, mentre le vendite saliranno del 3,5%, raggiungendo 43 miliardi e 200 milioni di euro.

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