La crisi del petrolio fa salire la tensione sui prezzi. Secondo l’Istat, il dato preliminare di marzo relativo ai prezzi al consumo del grocery (beni alimentari e prodotti per la cura della casa e della persona) segna un aumento su base annua del 2,2%, in crescita rispetto al 2% di febbraio.
L’indice generale (comprende tutti i prodotti e servizi) di marzo evidenzia un dato di +1,7% su base annua (+1,5% il mese precedente), soprattutto per l’accelerazione dei prezzi dell’energia, dei trasporti e degli alimentari non lavorati.
Non va meglio in Eurolandia. A marzo i prezzi sono saliti, in media, del 2,5% su base annua, dall’1,9% di febbraio. Ovviamente è un colpo d'acceleratore innescato dal balzo dell'energia.
Aprile molto difficile
Secondo il direttore dell'ufficio studi Confcommercio, Mariano Bella, "al netto delle componenti volatili, condizionate dal settore energetico, si rileva come nel mese di marzo per diverse tipologie di servizi e per molti prodotti di largo consumo si siano registrati dei ridimensionamenti dei prezzi. Tali dinamiche hanno permesso un rallentamento dell’inflazione di fondo, scesa su base annua all’1,9%".
Quali le prospettive per aprile? "Il contesto appare ancora ampiamente sotto controllo, ma rischia inevitabilmente di subire un deterioramento già da aprile, mese in cui i consueti andamenti stagionali di turismo e trasporti potrebbero essere amplificati dagli effetti derivanti dal prolungarsi del conflitto in Iran".
Stop a richieste improprie
Dal suo canto Federdistribuzione richiama tutti gli attori della filiera a un senso di responsabilità per evitare aumenti ingiustificati, che aggraverebbero il già debole andamento dei consumi.
Poi avverte che “l’aumento dei prezzi a scaffale avviene solo in caso di aumento dei listini derivanti dalla produzione, le imprese del retail moderno saranno vigili di fronte a richieste ingiustificate di aumento dei listini dei beni di largo consumo”.
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