Oltre 86.000 negozi di vicinato scomparsi negli ultimi 10 anni e il saldo negativo supera addirittura le 106.000 unità rispetto al picco del 2018. Non è solo un dato preoccupante, ma il segnale evidente di città che si svuotano, di relazioni che si indeboliscono e di comunità che rischiano di perdere i propri tradizionali punti di riferimento.
Il declino del commercio locale non riguarda soltanto l’economia, ma incide direttamente sulla qualità della vita urbana e sulla coesione sociale dei territori.
Partendo da un’analisi capillare di questo scenario, Nomisma ha presentato la prima edizione dell’Osservatorio Reciprocità e Commercio Locale, proponendo un approccio strutturato in grado di trasformare i dati in azioni concrete e progettualità con l’obiettivo di costruire nuovi modelli sostenibili per il rilancio dell’economia territoriale anche grazie al relativo Manifesto che, attraverso dieci punti programmatici, propone un “Patto di reciprocità” per contrastare la desertificazione commerciale.
Dall’Osservatorio emerge un’Italia estremamente eterogenea, con le diverse province che si caratterizzano per dinamiche e velocità differenti. Eppure, proprio dai territori emerge con forza quanto i negozi di vicinato abbiano un ruolo centrale non solo per sostenere l’economia locale, ma anche per favorire socialità e integrazione.
Tra il 2015 e il 2025 il commercio locale ha vissuto una fase di profonda trasformazione ma, come spesso accade, la dinamica non risulta uniforme in tutte le province italiane.
Per quanto riguarda il saldo relativo alle unità locali, la media a livello nazionale vede un calo del -6,7% negli ultimi 10 anni, toccando nel 2025 il punto più basso di tutto il periodo di osservazione.
È il Mezzogiorno a mostrare una migliore tenuta, facendo registrare una crescita a Trapani (+7,8%), Crotone (+7,0%, Napoli (+4,6%), Brindisi e Taranto (entrambe +3,7%). Al contrario la contrazione più accentuata si manifesta nelle province di Ancona (-21,3%), Pesaro-Urbino (-20,0%), Mantova (-19,9), Macerata (-19,4%), Rovigo (-19,0%) e Belluno (-18,5%).
Ad eccezione di Napoli (+4,6%), Messina (+1,1%) e Reggio Calabria (+1,9%), tutte le altre città metropolitane si caratterizzano per una flessione, che risulta particolarmente significativa a Bari (-14,8%), Roma (-9,7%), Torino (-9,3%), Bologna (-8,3%) e Genova (-7,9%). Una contrazione più modesta, invece, tocca Milano (-1,3%) e Palermo (-1,7%).
A fronte di una crescita complessiva degli addetti nel comparto, pari a +21,2% di media a livello nazionale, tutte le province italiane si caratterizzano per un segno positivo, con vette del +37,2% a Matera, del +36,8% a Sassari e del +35,9% a Siracusa. Tra le province metropolitane spicca Roma, con +30,4%, seguita nell’ordine da Palermo (+27,9%), Milano (+27,3%), Bari (+25,3%), Firenze (+25,2%), Bologna (+16,6%) e Torino (+15,9%).
A livello settoriale, il commercio di prossimità è il più colpito mentre, al contrario, la ristorazione si espande (più di 55.000 unità in più nel periodo di osservazione) confermandosi il comparto più dinamico.
La flessione riguarda in particolare le attività nei settori cultura e svago (-28,0% per numero di esercizi, -19,5% gli addetti) e tessile-abbigliamento (rispettivamente -21,4%, -6,1%), insieme a comparti tradizionali come ferramenta, gioiellerie, mobili e alimentari. Nello specifico, nel tessile, abbigliamento e accessori il saldo negativo è pari a 55.570 unità. Segnali più positivi emergono invece dal commercio di articoli per l’edilizia (-2,3% quanto a unità, +21,4% gli addetti) e da quello legato alla cura della persona (+0,4%, +27,5%) trainati rispettivamente dalle dinamiche del ciclo edilizio e da una crescita della domanda di servizi. È però la ristorazione a confermarsi il principale motore di crescita, con forti aumenti sia nel numero delle unità locali (+26,2%) sia degli addetti (+69,4%).
L’analisi dei bilanci svolta da Nomisma permette di leggere in chiave economica le trasformazioni del commercio locale, evidenziando dinamiche di crescita accompagnate da forti squilibri. Nel periodo 2015-2024, per le imprese “sopravvissute” i ricavi sono aumentati in media del +37,6% a livello nazionale, pur presentando significative disomogeneità. Mentre le grandi imprese registrano performance solide e in espansione, le piccole realtà affrontano una pressione crescente sulla sostenibilità economica, con un conseguente ampliamento del divario competitivo.
Le differenze emergono chiaramente anche a livello settoriale: la ristorazione si conferma il comparto più dinamico, con una crescita dei ricavi del +54,6%, seguita dal segmento dei bar (+51,2%), dagli alimentari e bevande (+44,4%) e dalle ferramenta (+41,0%), che rafforzano il proprio ruolo non solo economico ma anche sociale nei contesti di riferimento.
Andamenti leggermente più moderati ma stabili si osservano nella gioielleria (+33,3%) e nel comparto della salute e cura della persona (+29,1%). Più complessa, invece, la situazione dei settori tessile, abbigliamento e accessori e in quello relativo a cultura e svago, che registrano le performance più deboli dell’intero periodo di osservazione (rispettivamente +16,5% e +13,3%). Su questi comparti incidono la contrazione dei consumi discrezionali, la crescente concorrenza dei canali online e una maggiore difficoltà di recupero nel post-pandemia.
La progressiva diminuzione delle unità locali attive in Italia evidenzia una fase di difficoltà per il commercio locale, maggiormente penalizzato rispetto al commercio all’ingrosso e all’e-commerce. Oltre all’evoluzione nei comportamenti di acquisto e alla contrazione dei consumi che ha colpito alcuni settori, la dinamica negativa che caratterizza il commercio di prossimità subisce in alcuni territori anche il peso crescente dei costi immobiliari.
In questo scenario, l’analisi dei prezzi di vendita e dei canoni di locazione tra il 2015 e il 2025 restituisce un quadro contraddittorio: a fronte di una riduzione media dei valori di compravendita dei negozi pari a -9,0% a livello nazionale, i canoni di affitto complessivamente hanno fatto registrare un aumento del +12,9%, evidenziando la crescente pressione dei valori immobiliari sugli esercizi commerciali locali come una delle principali cause di espulsione dal mercato.
Anche queste dinamiche si manifestano in modo estremamente differenziato a seconda dei territori: Milano, ad esempio, mostra un incremento dei canoni (+16,1%) a fronte di un calo dei prezzi di compravendita dei negozi del -7%. A Roma, invece, i prezzi di compravendita sono calati addirittura del -22,8% mentre i canoni sono diminuiti del -4,8%. Stessa dinamica a Torino, con una flessione dei prezzi dei negozi del -22,1% e del -1,5% dei canoni. Il prezzo di compravendita ha subito il calo maggiore ad Ancona (-35,8%), Trieste (-30,6%), Biella (-29,7%) e Pistoia (-28,5%).
All’estremo opposto, si registra un incremento a Bergamo (+13%), Siracusa (+6,5%) e Nuoro (+6,4%). Relativamente all’andamento dei canoni di affitto, infine, l’incremento maggiore in questi ultimi 10 anni si rileva a Siracusa (+35,2%), Nuoro (+34,7%), Udine (+34,6%) e Piacenza (+31,7%). Tra le grandi città, la crescita più robusta si rileva a Bari (+16,5%) e Milano (+16,1%); risulta invece in calo solo a Roma (-4,8%), Firenze (-3,0%) e Torino (-1,5%).
L’analisi delle dinamiche economiche locali e della conseguente desertificazione commerciale, evidenzia un fenomeno che non solo impatta sulla tenuta economico-commerciale dei territori, ma influenza diversi aspetti inerenti alla qualità della vita, la coesione sociale e la sicurezza. L’Osservatorio di Nomisma diventa, quindi, un punto di riferimento per il rilancio dell’economia territoriale, promuovendo modelli di sviluppo innovativi e sostenibili.
L’obiettivo è offrire una opportunità per riflettere e individuare soluzioni su scala nazionale e locale, anche tramite la diffusione del Manifesto e del conseguente Patto di reciprocità che, attraverso dieci punti programmatici, si propone come strumento di sensibilizzazione e coinvolgimento di stakeholder e amministrazioni locali con un approccio primariamente sociale e orientato alle comunità.
“Dalla lettura dei dati, risulta evidente, come i settori del commercio locale che presentano le performance migliori (ristorazione, salute e cura della persona e articoli per l’edilizia) siano sostenuti da fattori esogeni (boom turistico, effetti della pandemia da Covid-19 e bonus edilizi), mentre per le restanti categorie merceologiche la desertificazione commerciale non ha incontrato ostacoli nell’ultimo decennio. Queste considerazioni imporrebbero tanto ai decisori pubblici, quanto agli operatori privati, di compiere scelte coraggiose per salvaguardare socialità, integrazione e sicurezza dei contesti urbani e rurali: la costruzione di reti in grado di convogliare sui territori i consumi dei cittadini è una sfida da cogliere al più presto”, ha commentato Francesco Capobianco, head of public policy di Nomisma.