Parma food valley, il 50% degli italiani conosce il brand. Sull'export l'ombra dei dazi Usa

Parma food valley, il 50% degli italiani conosce il brand. Sull'export l'ombra dei dazi Usa
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Parma uno dei simboli dell’eccellenza dell’italian food. La città ducale il prossimo autunno ospiterà anche la cerimonia di presentazione della Guida Michelin 2026.
Da una ricerca Ipsos su Parma food valley è emerso che tra i 5 prodotti gastronomici che meglio rappresentano il nostro paese nel mondo, il 27% degli italiani cita spontaneamente una filiera della Parma food valley, all’interno di un territorio conosciuto dal 43% degli intervistati. Oltre la metà però non conosce il brand.
La ricerca è stata commissionata da Fondazione Parma creative city of gastronomy Unesco e presentata nel corso di un evento a Milano. Fondazione Parma comprende le filiere dell’agroalimentare: Parmigiano Reggiano, Prosciutto di Parma, pasta e forno (Barilla), pomodoro (Mutti e Rodolfi), latte (Parmalat) e le alici (Delicius, Rizzoli e Zarotti).
Per Massimo Spigaroli, presidente di Fondazione Parma, “la ricerca Ipsos offre degli spunti interessanti per valorizzare ancora di più Parma Food Valley. In un momento simile, caratterizzato anche a livello internazionale da una conflittualità politica ed economica, è ancora più importante sottolineare l’importanza di un ente che è stato capace di fare sistema”.
Filiere extra large
Nel 2023 le 6 filiere hanno sommato un fatturato al consumo di oltre 11 miliardi di euro. Le due Dop (3,05 miliardi per il Parmigiano Reggiano e 1,7 miliardi per il Prosciutto di Parma) e Barilla (4,9 miliardi) rappresentano la fetta maggiore, seguiti dal pomodoro (quasi 800 milioni), latte (720 milioni) e alici (135 milioni). In quest’ultimo comparto, Parma è leader con le tre aziende che rappresentano oltre il 70% delle acciughe consumate in Italia.
L’export di Parma Food Valley è di circa 5 miliardi. Quanto all’occupazione, l’agroalimentare parmense vanta 1.052 aziende con 15 mila addetti.
Export oriented
Nell’ultimo decennio l’export della Parma Food Valley è sempre cresciuto, arrivando a sfiorare il +100%. Oggi Francia e Germania sono le prime due destinazioni dell’export ducale, ma nell’ultimo anno sono stati gli Stati Uniti a registrare la maggior crescita dell’export con un +21,7% rispetto al 2023, seguiti da Canada (+21,1%), Spagna (+19,1%) e Regno Unito (+15%).
La crescita super degli Usa può diventare un autogol se scattasse la tagliola dei dazi? Per esempio, per il Parmigiano reggiano e il Prosciutto di Parma gli Usa sono il primo mercato estero. Per Gaia Baiocchi, vicepresidente del Consorzio Prosciutto di Parma, “la preoccupazione c’è, ma nei momenti di grande incertezza bisogna avere fiducia nell'Europa e nel nostro governo che cercano di tenere aperto il dialogo con Usa: Prosciutto di Parma e Parmigiano Reggiano non sono prodotti delocalizzabili, e se si pensa alla ragione alla base dei dazi credo che l'imposizione di tariffe per proteggere il mercato americano costituirebbe un problema anche per i distributori americani, data la specificità dei prodotti”.
Andrea Belli, responsabile delle relazioni esterne di Barilla e membro della Fondazione Parma, ha sottolineato che “ciascuna azienda deve parlare per sé. Nel nostro caso i dazi non ci toccano perché abbiamo due pastifici negli Stati Uniti”. Il 24% del giro d'affari di Barilla è realizzato nelle Americhe, soprattutto negli Stati Uniti.
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