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Campari cede due brand non strategici. Semestre con più ricavi e utili

Simon Hunt, ceo di Campari Group
Simon Hunt, ceo di Campari Group

Campari cede due brand non strategici. Semestre con più ricavi e utili

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Emanuele Scarci

Campari Group chiude un semestre di buon livello e prosegue con la razionalizzazione del portafoglio cedendo altri due brand, dopo Cinzano, Averna, Zedda Piras e Tannico.

“Si tratta di due operazioni di dimensioni limitate ma che hanno una logica strategica chiara e solida”, ha detto il ceo Simon Hunt.
La prima, riguarda il business del Rum Agricole, inclusi i marchi Trois-Rivieres e Maison La Mauny e, la seconda, Cabo Wabo Tequila e il cognac Bisquit Dubouché.

Cambio in corsa

“In passato avevamo bisogno di questi marchi per aprire nuovi mercati - ha spiegato Hunt -, ma oggi non è più così. Ad esempio, il portafoglio Rum Agricole era stato acquisito per rafforzare la nostra rete distributiva in Francia. Allo stesso tempo, si tratta di attività caratterizzate da margini ridotti, elevato assorbimento di cassa e prospettive di crescita molto limitate all'interno del nostro portafoglio".
Il top manager ha poi aggiunto: "Negli ultimi 18 mesi abbiamo compiuto importanti progressi, con la cessione di oltre dieci marchi o attività. Entro la fine del 2026 prevediamo di completare il processo di razionalizzazione del portafoglio”.

Più utili

Nel primo semestre, Campari group ha realizzato vendite nette per 1,5 miliardi di euro, con una crescita organica del 2,7%. L’Ebitda rettificato è stato di 430 milioni, +6,5% a livello organico, con un margine del 28,4%. L’utile netto del gruppo è di 226 milioni, +4,7%.
I ricavi di Campari sono stati trainati, +4%, soprattutto dal business degli aperitivi (il 49% dei ricavi), con in testa Aperol, Sarti Rosa e il lancio di Campari Spritz ready-to-servee. In calo (-6%) whiskey e rum ma performa la tequila Espolon (+6,9%). Infine, in accelerazione (+4,6%) cognac e champagne.
Sulla conclusione dell’anno fiscale, Hunt ha aggiornato la guidance 2026, confermando una crescita organica del giro d’affari di circa il 3% e un discreto miglioramento dell’utile operativo.

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