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Fairtrade promuove una due diligence a tutela dei diritti umani e dell’ambiente

Fairtrade promuove una due diligence a tutela dei diritti umani e dell’ambiente
Thomas Zulian, direttore commerciale di Fairtrade

Fairtrade promuove una due diligence a tutela dei diritti umani e dell’ambiente

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Claudia Scorza

In un contesto globale in cui la sostenibilità e i diritti umani assumono un ruolo sempre più nevralgico, il concetto di due diligence, il processo con cui un’azienda identifica, valuta e gestisce i rischi legati ai propri impatti su persone e ambiente, è diventato un elemento fondamentale per le aziende responsabili.

Fairtrade supporta concretamente le aziende in questo processo di “dovuta diligenza” aiutando a prevenire violazioni dei diritti umani, danni ambientali e comportamenti scorretti lungo la catena di fornitura. Ne abbiamo parlato con Thomas Zulian, direttore commerciale di Fairtrade.

Cosa prevede la normativa europea sulla due diligence e perché è importante?

La normativa europea sulla due diligence (CSDDD) è il pilastro di un nuovo patto sociale tra imprese e cittadini. In sintesi, introduce per le grandi aziende che operano nel mercato dell’Unione Europea l'obbligo di identificare, prevenire, mitigare e rendicontare gli impatti negativi sui diritti umani e sull'ambiente lungo l’intera catena del valore. La direttiva si concentra sulle aziende con oltre 5.000 dipendenti e un fatturato superiore a 1,5 miliardi di euro, ma l'effetto a cascata coinvolge tutte le medie e piccole imprese italiane che forniscono le imprese più grandi. Con questa norma la due diligence non può essere più solo una forma di marketing, ma diventa un requisito operativo a cui le aziende devono essere in grado di rispondere. Ad oggi, dopo il voto decisivo del Parlamento Europeo lo scorso dicembre, la CSDDD attende ora solo l'ultimo passaggio formale in Consiglio, dove l'accordo è già blindato e non si attendono sorprese. Poi sarà il Governo italiano a occuparsi ufficialmente della trasposizione nazionale della direttiva. Sarà quello il momento cruciale per definire come le regole europee diventeranno obblighi operativi per le nostre imprese.

Come si può implementare in modo virtuoso la due diligence ambientale e dei diritti umani (HREDD)?

Implementare in modo virtuoso la due diligence ambientale e sui diritti umani (HREDD) significa innanzitutto puntare sulla prevenzione delle violazioni. Questa è la priorità, ma c’è anche un obiettivo più ampio: favorire un dialogo reale e una maggiore trasparenza tra tutti gli attori della filiera, dal campo al prodotto finito. L’assunto di fondo è che una maggiore collaborazione e trasparenza possano generare un modello virtuoso di riduzione del rischio, capace di affrontare alla radice le cause strutturali delle gravi violazioni dei diritti umani, che ancora caratterizzano molte filiere, ed evitare al contempo significativi rischi legali e reputazionali per le aziende. Un numero crescente di aziende ha compreso il valore di questo approccio, che va oltre la semplice conformità normativa e risponde a una richiesta sempre più forte di trasparenza e responsabilità da parte dei consumatori.

Quali fasi prevede il processo HREDD?

Tutto parte dall’identificazione e valutazione dei rischi e degli impatti sia all’interno dell’azienda sia lungo tutta la filiera. Sulla base di questa analisi si adottano misure concrete per prevenire, ridurre o correggere eventuali impatti negativi. Poi si passa al monitoraggio, per verificare se le azioni intraprese stanno davvero funzionando, e alla comunicazione, così che sia chiaro a tutti come i rischi vengono gestiti. Infine, il processo prevede anche rimedi e meccanismi di reclamo, per affrontare e risolvere eventuali problemi quando si presentano. Essendo un processo circolare, queste fasi non si esauriscono una sola volta: si torna continuamente a valutare i rischi, ad aggiornare le misure e a migliorare la gestione, in modo da rendere l’approccio sempre più efficace e responsabile nel tempo.

Come supportate concretamente, in termini di consulenza, le aziende che acquistano direttamente dalle organizzazioni dei produttori?

Supportiamo le aziende che acquistano direttamente dalle organizzazioni dei produttori, ma anche quelle più a valle della filiera, attraverso attività di consulenza e accompagnamento operativo nei processi di dovuta diligenza. I temi dei diritti umani e della tutela ambientale sono da sempre parte del Dna di Fairtrade. La nostra profonda conoscenza di filiere storicamente ad alto rischio, come ad esempio cacao, caffè e banane, e la vicinanza a tutti gli attori della filiera ci pongono in una posizione privilegiata per supportare le aziende partner, in particolare nelle fasi di valutazione dei rischi, di definizione dei rimedi e di meccanismi di reclamo e nella gestione concreta del rischio. Inoltre, da tempo lavoriamo, sia con i produttori sia con le aziende, su attività di sensibilizzazione e formazione, nonché sulla predisposizione di materiali operativi, come guide dedicate alle piccole e medie imprese, o sulla mappa dei rischi Fairtrade, che rappresentano strumenti utili e propedeutici all’avvio e al rafforzamento dei processi di due diligence.

Avete dei programmi specifici per piccole e medie imprese che sono all’inizio del loro percorso?

Sì, abbiamo sviluppato programmi e strumenti specifici pensati per le piccole e medie imprese che si trovano nelle fasi iniziali del loro percorso. Come anticipato, lavoriamo sia sulla sensibilizzazione e formazione delle aziende sia sulla predisposizione di materiali operativi, messi a disposizione gratuitamente non solo dei nostri licenziatari, ma anche di tutte le imprese che saranno obbligate per legge o che vedono nell’HREDD un valore aggiunto e un modello virtuoso di fare impresa. Abbiamo registrato un elevato tasso di gradimento di questi strumenti e, nel tempo, un numero crescente di aziende ci ha contattato per essere accompagnato in percorsi di supporto specifici dedicati ai loro processi di due diligence.

Qual è il valore aggiunto che potete offrire in questo contesto?

Il valore aggiunto che Fairtrade può offrire alle aziende nasce dalla nostra esperienza e dal modo in cui lavoriamo lungo tutta la filiera. Per le aziende già certificate o licenziatarie, gli standard previsti dai nostri disciplinari recepiscono già i principi delle più recenti normative europee e forniscono una base concreta per i processi di due diligence. Allo stesso tempo, da oltre trent’anni siamo impegnati nella promozione dei diritti umani nelle filiere globali e abbiamo sviluppato una conoscenza approfondita dei rischi e delle buone pratiche per gestirli. Un elemento chiave è il nostro contatto diretto e costante con i produttori, che ci permette di favorire il dialogo e la trasparenza lungo tutta la filiera, offrendo un approccio davvero tangibile e documentabile alla gestione del rischio. Tutto questo si inserisce in un lavoro costruito negli anni con i consumatori, che si traduce in alta fiducia nei marchi Fairtrade e conferma la credibilità delle pratiche che promuoviamo.

Quali criticità e/o sfide evidenziate?

Al momento, la principale criticità che riscontriamo riguarda la fase di incertezza normativa in cui si trova l’Unione Europea. La normativa era partita con obiettivi molto ambiziosi, sia sul numero di aziende coinvolte sia sull’attenzione concreta ai diritti umani e alla tutela dell’ambiente. Una semplificazione del processo può essere utile, ma è fondamentale che non comporti uno svuotamento degli obiettivi originari, che restano cruciali e non rinviabili. Speriamo quindi che questa fase di incertezza, che di per sé rende difficile la pianificazione delle aziende, possa essere risolta rapidamente, preservando la capacità di fornire risposte concrete ai problemi legati ai diritti umani e alla sostenibilità delle filiere agricole.

Quali obiettivi vi siete prefissati e quali aspettative avete per il prossimo futuro?

Indipendentemente da come verrà recepita la normativa in Italia, continueremo a lavorare per promuovere filiere sostenibili, che rispettino i diritti umani e l’ambiente e che ridistribuiscano in modo più equo il valore lungo la filiera. Lo facciamo mettendo in connessione produttori e consumatori, attraverso strumenti come la certificazione, che garantiscono standard concreti e affidabili, più trasparenza e tracciabilità, e la raccolta di dati sull’impatto reale delle filiere, da condividere con le aziende partner. Oltre alla certificazione, supportiamo le aziende con consulenza dedicata per aiutarle nel loro percorso di sostenibilità. Già oggi collaboriamo quotidianamente con oltre 300 aziende italiane e siamo fiduciosi che questo numero possa crescere nei prossimi anni. Siamo convinti di essere sulla giusta strada.

       
       

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