Il rimando dell’ingresso, al 100%, di Ovs in Kasanova (700 punti vendita) riaccende le preoccupazioni dei sindacati, che lamentano nuove chiusure.
Il deal, dopo le prime indiscrezioni, che risalgono a giugno 2025, pareva cosa fatta e, secondo il progetto della parte acquirente, reso noto il 10 novembre, si sarebbe dovuto concludere entro il 31 dicembre del 2025.
Ma il tutto è slittato al 4 febbraio, data (ultima?) di proroga dell’offerta vincolante lanciata dal gruppo guidato da Stefano Beraldo.
Come comunicato dalla stessa Ovs, le diverse tempistiche dipendono dalle banche, che stanno riflettendo su un’esposizione di 40 milioni di euro.
Gli istituti di credito, del resto, hanno subordinato il proprio via libera e il congelamento delle sofferenze solo a fronte dell’entrata di Ovs, la quale peraltro ha confermato, come detto, il proprio interesse, un circolo che, si spera, dovrebbe concludersi con successo, ma che indubbiamente desta una certa tensione.

Ovs è molto determinata a espandersi nel settore casa e ha protratto l'offerta al 4 febbraio 2026 (Ovs, Milano, Corso Buenos Aires, foto di Cristian1989, via Wikimedia Commons)
Fisacat Cisl, di concerto con Filcams Cgil e Uiltucs, ha ora richiesto con urgenza al Ministero delle Imprese e del Made in Italy l’apertura di un tavolo di crisi, in merito alla complessa situazione aziendale di Kasanova, che – ricordano le sigle sindacali - si trova alla fine di un percorso di composizione negoziata della crisi avviato il 31 ottobre 2024.
“Forti sono le preoccupazioni sulla tenuta occupazionale – si legge in una nota - in un contesto che vede numerose chiusure su tutto il territorio nazionale – tra le ultime quelle dei negozi di Lecce, Catania, Cagliari, La Spezia e Brescia –, oltre alle continue segnalazioni, dalle strutture territoriali, in merito a ulteriori cessazioni”.
Secondo le organizzazioni sindacali persiste una mancanza di chiarezza sul piano di risanamento, volto a evitare l'insolvenza e recuperare l'equilibrio economico-patrimoniale, e permane l’incertezza sulla disponibilità aziendale ad avvalersi di ammortizzatori sociali di tipo conservativo per salvaguardare i livelli occupazionali nelle aree interessate.
Conclude Fisacat Cisl: “Al fine di ottenere la massima trasparenza, e con l’obiettivo primario di garantire la continuità dell'impresa e la tutela degli occupati, i rappresentanti dei lavoratori ribadiscono la necessità di un confronto con tutti i soggetti coinvolti”.
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