Mentre al banco servito sono apprezzate soprattutto i salumi premium, nei frigo del take away esplode l’offerta di soluzioni innovative, capaci di valorizzare il contenuto di servizio insito in queste saporite carni stagionate.
Nell’anno terminante il 22 febbraio 2026, il comparto archivia un lieve arretramento a valore (-0,9%), a fronte di una contrazione più marcata a volume (-3,6%), mentre il prezzo medio continua a salire (+2,8%). In altre parole, la tenuta del fatturato è stata in buona parte il riflesso di una dinamica prezzo-mix favorevole, che ha mitigato la flessione dei pezzi venduti. In termini assoluti, il giro d’affari sfiora i 5,26 miliardi di euro con 267,6 milioni di chilogrammi complessivi e un prezzo medio annuo di 19,65 euro al chilo (dati NIQ, Totale Italia, Iper+Super grandi+Super piccoli e liberi servizi; peso imposto + peso variabile).
Scendendo nel dettaglio relativo alle aree, il quadro si presenta eterogeneo. «L’Area 4 – sottolinea Matteo Diaferio di NIQ – è
l’unica che cresce a valore (+1,8%) pur con volumi in lieve calo (-2%): qui la corsa del prezzo medio (+3,8%) ha più che compensato la minore quantità venduta. L’Area 1 chiude in sostanziale stabilità (-0,9% a val. e -3,3% a vol.), mentre l’Area 3 mostra una contrazione contenuta nel fatturato (-1,5%) ma più sensibile nei volumi (-4,6%), nuovamente con il prezzo a sostenere l’area (+3,2%). Il rallentamento più visibile si registra in Area 2, dove il valore flette del 3% e i volumi calano del 5%; anche qui il prezzo cresce (+2,1%), ma non abbastanza da colmare il gap». L’andamento dei canali conferma le stesse forze in gioco. Gli ipermercati segnano l’arretramento più netto a valore (-3,2%) e a volume (-5,7%), mentre i grandi supermercati contengono i danni: -0,4% a valore e -2,6% a volume, sostenuti da un prezzo in salita (+2,3%). Nel canale supermercati piccoli e liberi servizi, invece, il comparto cresce a valore (+0,3%), nonostante il calo dei volumi (-3,1%), grazie a un prezzo medio che avanza del 3,5%.
Guardando al carrello della distribuzione moderna, la mappa dei segmenti racconta un mercato che protegge il valore spostandosi verso referenze più “ricche”, mentre cede terreno dove la domanda è più sensibile al prezzo. «Nel perimetro complessivo che somma peso imposto e peso variabile, è il prosciutto crudo a guidare la tenuta – precisa Matteo Diaferio –: cresce a valore (+2%) pur con volumi in lieve arretramento (-1,1%), sostenuto da un prezzo medio in accelerazione (+3,1%). In scia positiva si muove lo speck, che mette a segno la miglior progressione tra i driver principali grazie a una crescita combinata di valore (+3,5%) e, soprattutto, di volume (+3,3%), con un prezzo tendenzialmente stabile: qui la domanda si è allargata
davvero, non solo per effetto-mix. All’opposto, la mortadella segna il calo più marcato (-8,3% a val. e -9,6% a vol.) e anche prosciutto cotto e salame arretrano sia a valore (-3%) sia a volume (-4,5%), penalizzati da volumi con una flessione più intensa della dinamica prezzo. La bresaola continua il suo percorso di premiumizzazione, con un prezzo in forte crescita (+10,1%) e volumi in netto rientro (-9,5%)». La frattura tra peso imposto e peso variabile resta evidente. I salumi a peso imposto chiudono in crescita a valore (+1,7%) con volumi quasi stabili (-0,9%) e un prezzo medio in aumento moderato (+2,6%): un equilibrio virtuoso, dove l’aumento del listino non soffoca i pezzi venduti. Dentro questo perimetro spiccano prosciutto crudo (+3,5% a valore con volumi leggermente positivi), cotto (+1,3% a valore con volumi sostanzialmente piatti) e uno speck che accelera sia a valore (+5,8%) sia a volume (+6,3%); la bresaola, infine, replica lo schema premium con forte spinta di prezzo e contrazione dei volumi. Molto diversa la traiettoria dei salumi a peso variabile, che arretrano a valore (-3,1%) e a volume (-6,3%), a fronte di un prezzo medio in crescita (+3,3%). Qui la combinazione tra minori quantità acquistate al banco e minor frequenza penalizza soprattutto le “colonne” della tradizione: prosciutto cotto (-6,5% a val. e -7,8% a vol.), salame (-4,1% a val. e -6% a vol.) e, più di tutti, la mortadella (-12,1% a val. e -12,8% a vol.). Fanno eccezione il prosciutto crudo che resiste (+1,5% a val.) e lo speck in lieve progresso (+0,6% a val.): segnale che, laddove c’è distintività, il banco tradizionale riesce ancora a intercettare disponibilità di spesa, con una pressione che resta alta.