Inaugurazione col botto di TuttoFood. Ieri a Milano il ministro dell’agricoltura Francesco Lollobrigida ha detto, al taglio del nastro, “questa è una straordinaria vetrina che mostra anche quello che l'Italia è riuscita a fare nel tempo affermando come la nazione del bello, del buono e della qualità".
Fino al 14 maggio, nei padiglioni di Fiera Milano Rho, espongono 5mila marchi, tra collettive e stand individuali, circa 1.500 dei quali sono di espositori provenienti dall'estero.
Ieri è emerso anche che partirà da Milano l’Expo europea delle Dop e Igp, un percorso itinerante che vedrà la collaborazione tra Arepo (Associazione delle regioni europee per i prodotti di origine) e Origin (l’associazione che rappresenta i Consorzi delle indicazioni geografiche), nato per promuovere e valorizzare le eccellenze agroalimentari a indicazione geografica dell’Unione Europea.
“Annunciamo la prima edizione di un’Expo itinerante delle Dop economy in tutte le capitali europee - ha affermato Alessandro Beduschi, presidente di Arepo e assessore lombardo all’agricoltura -. Per questo abbiamo proposto alla commissione europea un evento itinerante che attraverserà tutte le capitali europee, con l’obiettivo di far conoscere ai cittadini il valore del sistema delle Dop e delle Igp. Le nostre 35 regioni europee, che rappresentano oltre 8 mila associazioni di produttori, vogliono lanciare un messaggio forte, insieme alla commissione europea: educare i consumatori a scegliere consapevolmente, riconoscendo il valore dell’autenticità e della sostenibilità”.
L’Italia si conferma oggi il primo Paese europeo per numero di prodotti Dop e Igp certificati e per valore economico della Dop Economy: un comparto che supera i 20 miliardi di euro.
Sul tema caldo del prezzo della pasta, è intervenuto Luigi Scordamaglia, ceo di Filiera Italia, individuandolo come è uno degli elementi critici per la tenuta delle filiere produttive.
Secondo i dati più recenti, oltre il 41% delle vendite di pasta avviene ormai in promozione, con sconti medi superiori al 30%. Quasi un pacco di pasta su due viene quindi venduto in condizioni promozionali aggressive. Contestualmente, il prezzo medio della pasta nella Gdo italiana è diminuito del 4,4% nell'ultimo anno, dopo una precedente fase già caratterizzata da forti ribassi.
''Questi numeri ci dicono una cosa molto chiara – ha aggiunto Scordamaglia - la pasta sta diventando sempre più un prodotto civetta, utilizzato per generare traffico nei punti vendita e per sostenere dinamiche commerciali della distribuzione. Il mercato italiano della pasta sta attraversando una fase di crescente tensione competitiva che rischia di produrre effetti distorsivi strutturali''.
Quando un operatore dominante utilizza il prezzo in modo sistematico per comprimere il mercato, il rischio è quello di una progressiva espulsione dei concorrenti meno capitalizzati. ''Questo fenomeno - ha concluso Scordamaglia - è noto nelle economie di mercato con il nome di predator pricing: politiche commerciali aggressive che nel breve periodo sembrano favorire il consumatore, ma che nel medio termine rischiano di ridurre la concorrenza reale, aumentare la concentrazione e impoverire il tessuto industriale''.
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