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Mini pacchi: è scattata la tassa UE. Pregasi leggere le istruzioni...

Mini pacchi: scatta la nuova tassa europea. Leggere le istruzioni per l’uso

Mini pacchi: è scattata la tassa UE. Pregasi leggere le istruzioni...

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Luca Salomone

Dibattiti e opinioni a parte, l’imposta europea sui mini pacchi importati online dalle nazioni extra Ue è chiara, magari con le debite Faq.

Dal 1° luglio chi vende nei confini comunitari tramite e-commerce deve pagare 3 euro per ogni spedizione, a prescindere dal suo valore unitario, dunque, con abolizione definitiva della soglia minima, in precedenza fissata sotto i 150 euro.

Mini pacchi: perché una confezione fa due

La norma temporanea - sarà in vigore fino al 2028 in attesa che diventi operativo l'EU Customs Data Hub per l'e-commerce – è stata pubblicata sulla Guue, la gazzetta ufficiale europea, dell’8 giugno 2026, già debitamente corredata, dal 5 giugno, delle regole operative.

L’imposizione che investe, come detto, i venditori, anche se il travaso sul consumatore è inevitabile, si applica non per pacco, ma per categoria. Per esempio due t-shirt e un orologio pagano 6 euro, anche quando la confezione è la medesima.

Una batosta per i marketplace cinesi. La Commissione Europea spiega che, nel 2024, sono entrati, nei confini dei ventisette, qualcosa come 4,56 miliardi di mini-pacchi (il doppio rispetto al 2023), di cui il 91% dalla Repubblica Popolare. Ma i volumi stimati per il 2025 hanno raggiunto circa 5,9 miliardi di articoli.

Mini pacchi nuova tassa europea istruzioni uso 1

L’Ue respinge il termine "protezionismo"

Un incremento che ha spinto l’UE, la quale rifiuta esplicitamente il vocabolo “protezionismo”, a un’azione d’urgenza.

I motivi dichiarati dalle autorità comunitarie sono: evitare la concorrenza sleale, dato che alcuni venditori di Paesi terzi eludono i dazi doganali; scongiurare rischi per i consumatori in termini di prodotti pericolosi, o non conformi, che entrano nel mercato; ridurre gli impatti ambientali causati dalla suddivisione delle spedizioni in molti piccoli pacchi (ma il conteggio sulla base della categoria potrebbe remare contro).

Queste regole valgono per tutti i 27, dunque limitiamoci a un focus sull’Italia, restando il fatto che ogni Paese va per conto suo.

La Francia per esempio, epicentro dei fatti, sta già pensando di aumentare gli importi fiscali, anche se, come vedremo, non potrà giocare al rialzo.

Anche da noi sì è fatta strada la chiarezza normativa.

Che fine fanno i 2 euro dell’imposta italiana

Inizialmente, ossia con la Manovra 2026 (legge 30 dicembre 2025, n. 199) si prevedeva una tassa nazionale di 2 euro, in aggiunta a quella dell’UE.

Poi l’imposizione è stata spostata al primo ottobre 2026 e poi ancora, presumibilmente (fonte Ansa), al 1° ottobre 2027, se avranno successo le proposte di Lega e Forza Italia, che hanno presentato emendamenti identici al Decreto Infrastrutture e Pnrr ora all'esame della commissione Bilancio della Camera.

Il rinvio servirebbe appunto a non incorrere nei rigori comunitari. Ma la tassa nazionale non potrà entrare in vigore, visto che, nelle Faq, l’UE ha chiarito che la legge europea spazza via quella locale, in tutte le geografie interessate.

Un fatto che molte associazioni, tra le quali Netcomm, Federlogistica e Federdistribuzione, già auspicavano: secondo queste fonti la doppia tassazione rischierebbe infatti di penalizzare gravemente la filiera dell’e-commerce.

Insomma, lo ripetiamo, i venditori devono pagare 3 euro a partire dal 1° luglio e su questo c’è poco da discutere.

Certamente ci vorrà ancora un decreto attuativo, ma “ogni resistenza è inutile”.

Secondo una stima di Confesercenti in Italia il gettito fiscale annuo avrà un potenziale di un miliardo di euro, con previsione di ripartire le risorse tra Unione e Stati membri.

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