
Ottimismo sulle nuove aperture da Confimprese e Jakala: il retail conferma i pronostici di inizio anno, che parlavano di 6.000 aperture.
I nuovi posti di lavoro saranno oltre 35.000, come affermano l’85% degli intervistati, appartenenti alla base sociale della confederazione.
Quanto ai fatturati previsti per la chiusura del 2026, le aspettative restano sostanzialmente stabili e segnalano una crescita dello 0,5% entro fine dicembre 2026, dunque un dato ancora modesto.
Le stime sono emerse il 2 luglio a Baveno, sulla sponda piemontese del Lago Maggiore, dove si è svolto l’annuale Retail Summit, evento organizzato, appunto, da Confimprese, Jakala e Tig-The innovation group.
Dall’analisi semestrale, ripartita in modo omogeneo fra ristorazione, abbigliamento-accessori e altro retail (casa-arredo, elettronica, telefonia e cura della persona), emerge che gli imprenditori, nonostante le incertezze sullo scacchiere internazionale, non hanno cambiato le strategie di espansione delle reti nei tre macrosettori.
In altre parole, i piani di sviluppo sono ancora una leva strategica di medio e lungo periodo: la maggioranza continua a investire per rafforzare la presenza sul mercato.
Le aziende pianificano le aperture con uno sguardo che va dai 3 ai 5 anni, il che spiega la differenza tra l’andamento altalenante dei consumi e le previsioni espansive sia in Italia, sia all’estero.
E se oggi la domanda dei clienti finali è debole, le imprese ritengono il mercato, specie interno, interessante nel medio termine.
Fra i settori merceologici, la ristorazione scommette su 1.718 opening, abbigliamento-accessori ne prevedono 1.353 e l’altro retail che, dopo la lunga flessione del 2025 - dovuta al rimbalzo delle vendite del post-Covid sta ritrovando vigore - stima 2.892 nuovi negozi.
Certo, le inaugurazioni, dice l’ufficio studi Confimprese, non crescono più ai ritmi degli anni ante pandemia e concludere il 2026 con una riconferma è un atto di fiducia nel futuro e nella stessa tenuta del retail.
Anche la debolezza dei consumi con cui si è inaugurato il primo quadrimestre di quest’anno lascia spazio a margini di miglioramento, con un mese di maggio a +3,7% che riporta il consuntivo dei 12 mesi in territorio positivo. È un momento di ossigeno, dopo le performance negative.
Sempre nel mese di maggio, nei settori merceologici abbigliamento-accessori, contro le aspettative, si registra anzi la performance migliore, con un +6,2%. Segue la ristorazione a +4,5%, mentre quello che resta flette dello 0,4%.
Quanto ai format, i centri commerciali registrano un buon risultato, a +5,2%, i negozi di prossimità chiudono a +3,9%, mentre le high street, dopo un primo quadrimestre in negativo, sono a +0,8% (Osservatorio permanente sui consumi Confimprese-Jakala).
Se i fatturati previsti per la chiusura del 2026, come detto, faranno registrare un delta positivo di mezzo punto percentuale, segnale di un permanere della prudenza, anche le differenze fra i tre comparti risultano contenute: da altro retail (+2%) ad abbigliamento-accessori (-2%) alla ristorazione (+0,3%).
Buone notizie anche sul fronte dell’espansione internazionale, vissuta dai retailer come una leva strutturale di crescita e diversificazione geografica.
L’elevata quota di aziende che conferma o incrementa le aperture è pari all’85% e questo dimostra che le opportunità di sviluppo nei mercati esteri continuano a superare i rischi percepiti.
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