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Export agroalimentare: Sace conferma che la rotta è verso Oriente

Export agroalimentare: Sace indica i Paesi e i prodotti su cui puntare

Export agroalimentare: Sace conferma che la rotta è verso Oriente

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Luca Salomone

Sace fa il punto sull’export agroalimentare, con il “Focus on food”, un documento molto approfondito, che comprende anche l’analisi delle dinamiche mondiali.

Limitandoci agli scambi del nostro Paese si rileva che in sei anni, dal 2019 al 2025, le vendite estere della filiera tricolore (macchinari compresi) sono aumentate a un tasso annuo composto dell’8,1%.

La performance è decisamente migliore del 5% registrato dall’export nazionale complessivo e 1 bene su 10 che varca i confini rientra in questo grande comparto.

Export, chi sale e chi scende

Il 2025 è stato ancora un periodo di crescita: +5% (superiore al +3,3% del totale) che ha permesso di raggiungere un valore delle uscite pari a 72,5 miliardi di euro: 62,5 miliardi di alimentari, bevande e tabacco e 10 di prodotti agricoli.

La performance ha ricevuto il contributo di rilevanti settori come cioccolato e caramelle, tè e caffè, piatti e pasti preparati, beni agricoli (+9,4%), formaggi e latticini (+13,7%), carni (+10,4%), alimentari da forno e farinacei (+3%).

Le vendite di frutta e ortaggi sono rimaste stabili, mentre sono diminuite quelle delle bevande (-2,5%) – in particolare di vino (-3,7% a 7,8 mld) – e di oli e grassi (-8,6%), sui quali ha pesato la netta flessione dell’olio di oliva (-20% a 2,5 miliardi di euro).

L’Italia, continua Sace, ha una diversità territoriale che si trasforma in una forte ricchezza e varietà di beni agroalimentari.

Emilia-Romagna regina di esportazioni

L’Emilia-Romagna è la prima regione per export, con un valore di 13,1 miliardi (+8% nel 2025), vantando specializzazioni come l’ortofrutta di Ferrara, Forlì Cesena e Ravenna, i salumi di Modena e Parma e i prodotti alimentari e lattiero caseari di Parma e Reggio Emilia.

Segue la Lombardia (11,8 miliardi; +8%), dove si distinguono, per fare qualche esempio, il lattiero-caseario di Bergamo, Brescia, Cremona, Mantova e Pavia, le carni e i salumi di Cremona e Mantova e il riso di Pavia.

E poi il Veneto (10,5 miliardi di euro; +4,8%), terra di vini, carni e prodotti da forno. E ancora il Piemonte (10,2 miliardi; +8,6%), con i dolci e le nocciole di Cuneo e Torino, i vini di Cuneo, Asti e Alessandria…

Crescite a doppia cifra sono state registrate dalla Sicilia (1,9 miliardi; +11%) – dove emergono l’ortofrutta di Catania, il pomodoro di Ragusa e Siracusa e i vini e liquori di Agrigento, Palermo e Trapani e dal Friuli-Venezia Giulia (1,8 miliardi; +11,6%), con il caffè di Trieste, i vini e distillati di Udine, Pordenone e Gorizia e il prosciutto crudo di Udine.

EXPORT AGROALIMENTARE SACE PAESI 2

Dove va l’export italiano

Le esportazioni di agroalimentare made in Italy sono concentrate soprattutto nei mercati vicini: circa il 59% sono dirette verso i Paesi Ue, mentre la restante quota prende la strada dell’area extra-Ue.

Nel dettaglio, Germania, Francia e Stati Uniti sono le principali destinazioni, accogliendo da sole quasi il 37%.

Sia la domanda tedesca che quella francese sono risultate in ampio aumento (+7,2% a 11,2 miliardi e +6,1% a 7,9 miliardi).

L’export verso gli Usa, invece, si dimostrato in contrazione (-4,5%) e hanno inciso in particolar modo le minori vendite di bevande, specie di vino.

Particolarmente significativa la crescita registrata dalla Spagna (+13,1%), con incrementi diffusi a tutti i settori.

Notevoli dinamiche sono state riportate anche da vari Paesi dell’Est, come Polonia (+15,6%), Romania (+10,2%), Repubblica Ceca (+9,4%) e Croazia (+10,3%).

Quali sono i mercati del futuro

La ricerca della qualità e del gusto dei prodotti agroalimentari italiani in tutto il mondo è evidente dalle performance molto favorevoli che hanno riportato alcuni mercati meno presidiati: in primis Turchia (+14%) - dove sono richiesti sia beni trasformati, sia ingredienti e semilavorati per l’industria alimentare locale - e Marocco (+71,2%), grazie alla modernizzazione della distribuzione e all’espansione dell’horeca, trainato anche dal turismo internazionale.

Le prospettive sono particolarmente positive pure nei Paesi asiatici, dove si concentrerà quasi un terzo della nuova domanda globale di alimenti entro il 2034.

Già quest’anno sono stati registrati ottimi andamenti: la classe media della Corea del Sud (+8,3%) sta sviluppando gusti sempre più sofisticati e attenzione alla qualità, all’origine e alla tracciabilità dei prodotti alimentari.

Idem in Vietnam (+4,1%), grazie alla rapida urbanizzazione, all’aumento del reddito disponibile e all’espansione del fuori casa.

Anche in India l’espansione della classe media urbana e la progressiva occidentalizzazione delle abitudini alimentari sono i driver che guideranno l’aumento dell’export italiano, soprattutto nei segmenti premium e nell’horeca.

“La diversificazione dei mercati di destinazione – conclude Sace - è la strategia su cui devono puntare le imprese del settore per continuare a crescere a livello internazionale. In questo senso, si inserisce l’azione diplomatica e commerciale che ha portato l’Unione Europe a siglare i recenti accordi commerciali con i Paesi Mercosur, nonché con India e Australia”.

Scarica lo studio

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