
A settembre i consumi registrano un altro piccolo passo indietro: I dati preliminari di Istat sulle vendite al dettaglio registrano, su base annuale, una crescita dell'1,6% a valore e un calo dello 0,1% a volume. Effetto dell'accelerazione dei prezzi del 4,2%.
A luglio, le vendite al dettaglio di alimentari salgono a valore dell'1,7% e scendono a volume dello 0,1%. Identico il trend nel non food: in crescita a valore ma cala a volume, rispettivamente +1,5% e -0,2%.
Tirano tech e online
In quest'ultima categoria di beni, si registrano variazioni tendenziali diffuse a valore. L'aumento maggiore riguarda informatica, tlc e telefonia (+5,7%) mentre l'abbigliamento segna l'unico dato negativo: -0,6%.
Rispetto al settembre 2025, le vendite al dettaglio sono in aumento per la grande distribuzione, +1% a valore ma ferme a volume, mentre continua a volare il commercio online, rispettivamente +8,5% e +7,1%.
A settembre nella Gdo solo il discount mantiene le posizioni. Il dato tendenziale degli ipermercati è di +0,7% a valore e -1,2% a volume, per i supermercati, rispettivamente, +1,5% e -0,4%, e per i discount +3,3% e +1,4%.
Rimane critico il trend degli esercizi operanti su piccole superfici: +0,7 a valore e -1,2% a volume.
Secondo il direttore dell'ufficio studi di Confcommercio Mariano Bella, "la stasi delle vendite rilevata a settembre è perfettamente in linea con il rallentamento dell'economia nel terzo trimestre. Al di fuori dell'indice delle vendite al dettaglio, turismo e cultura, altri servizi e vendite di auto indicano che dal lato della spesa delle famiglie c'è, complessivamente, ancora una crescita”.
Tuttavia peggiore appare la condizione delle vendite di beni che passano dai negozi fisici: le più colpite continuano a essere le imprese di minori dimensioni, ma si rilevano elementi di difficoltà anche tra le aziende della grande distribuzione.
Poi Bella avverte che “il riacutizzarsi dell'inflazione, soprattutto per la componente energetica, rischia di rendere più complessa la situazione nei prossimi mesi. Lo spostamento di quote di spesa verso i consumi obbligati, gas ed elettricità in particolare, potrebbe portare a un ulteriore rallentamento della domanda con una riduzione della redditività di molte imprese e con effetti negativi sulla crescita".
Infine, per Federdistribuzione "si conferma anche a settembre un andamento debole dei consumi, penalizzati da un quadro economico che continua a essere caratterizzato da un elevato livello d'incertezza. A pesare sono soprattutto i rincari dei beni energetici, alimentati dalle tensioni internazionali, che stanno contribuendo a una nuova accelerazione dell'inflazione".
A ciò si aggiunge "il peggioramento del clima di fiducia dei consumatori rilevato a ottobre dall'Istat, un segnale che rischia di compromettere le prospettive di ripresa della domanda interna nei prossimi mesi. Un contesto che desta preoccupazione anche in vista della parte finale dell'anno, fondamentale per i risultati economici delle imprese”.