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Prezzi al consumo in frenata: +3%. Confcommercio: meno timori per le famiglie

Prezzi al consumo in frenata: +3%. Confcommercio: meno timori per le famiglie

Prezzi al consumo in frenata: +3%. Confcommercio: meno timori per le famiglie

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Emanuele Scarci

A giugno prezzi al consumo fermi dopo il colpo d’acceleratore di maggio. Rallentano gli alimentari lavorati (+4,5%) e i trasporti (+1,1%), ma avanzano gli energetici regolamentati (+9,3%).

l prezzi degli alimentari e degli energetici contribuiscono a determinare la percezione dell’inflazione delle famiglie. A giugno il dato preliminare dell’indice generale di Istat registra un aumento su base annua del 3%, in regresso rispetto al 3,2% di maggio.

In retromarcia i prezzi nel carrello della spesa: da +1,9% a +1,6% su base tendenziale. In passato la dinamica dei prezzi del grocery (beni alimentari e prodotti per la cura della casa e della persona) è sempre stata perlopiù superiore all’indice generale.

Consumi meno incerti

Secondo il direttore dell'ufficio studi Confcommercio, Mariano Bella, il calo del carrello della spesa "può fornire un importante contributo nell’attenuare i timori delle famiglie in termini di perdita del potere d’acquisto, rendendo meno critico lo sviluppo futuro dei consumi”.

In prospettiva, ci sono fattori “che inducono a guardare con un certo ottimismo alle dinamiche attese nei prossimi mesi sul versante dei prezzi. Seppure non tutte le criticità possono dirsi superate, questi dati segnalano come, ad oggi, le tensioni interne al sistema siano molto limitate, rendendo la situazione meno preoccupante rispetto ad inizio primavera, con la conseguenza che la paventata recessione ormai ha una probabilità di accadimento molto esigua".

Prevale la volatilità

Per Federdistribuzione, l'andamento dell'inflazione "resta ancora caratterizzato da elementi di volatilità per gli effetti delle pressioni sui prezzi dei beni energetici, alimentate dalla crisi dello Stretto di Hormuz, mentre il carrello della spesa riflette l’attenuazione delle oscillazioni dei prodotti alimentari non lavorati".

L'associazione dei retailer aggiunge che "davanti alla prospettiva di un miglioramento del quadro geopolitico, permane il rischio che gli effetti delle tensioni internazionali possano determinare una pressione inflattiva, indotta in particolare dai costi dell'energia".

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