Secondo il report "La sostenibilità nel food - Sfide e opportunità strategiche", lo studio condotto da Deloitte in collaborazione con l'Università di Parma su un campione di player strategici del comparto agroalimentare italiano, con l'obiettivo di analizzare il percorso di transizione sostenibile in atto, il 70% delle imprese dichiara di avere strategie Esg misurabili.
L’81% ha implementato strategie su utilizzo delle risorse ed economia circolare e l’80% ha adottato programmi per la tutela del suolo.
Il 70% delle aziende del campione dichiara strategie Environmental, Social and Governance (ESG) specifiche e misurabili, in cui trasparenza, tracciabilità della filiera, responsabilità sociale, riduzione dell'impatto ambientale e agricoltura sostenibile rappresentano le leve riconosciute con maggiore frequenza.
Ǫuattro temi – utilizzo delle risorse ed economia circolare, cambiamento climatico, forza lavoro e consumatori – risultano materiali per il 100% degli operatori analizzati, a testimonianza di quanto le priorità Esg del settore riflettano tematiche strutturali e non mere tendenze di mercato.
Sul fronte della governance, il 92% delle società ha istituito almeno un organismo dedicato alla sostenibilità, spesso con funzione di indirizzo strategico. Il 56% delle imprese incorpora incentivi Esg nella retribuzione variabile del management e degli organi amministrativi: segnale di una crescente volontà di ancorare le decisioni aziendali agli impatti sociali e ambientali generati.
L'81% degli operatori ha implementato strategie su utilizzo delle risorse e sull'economia circolare, con focus sulla valorizzazione dei materiali, la riduzione degli sprechi e la gestione dei rifiuti. L'80% ha adottato programmi concreti per la tutela del suolo, includendo pratiche di agricoltura rigenerativa lungo la filiera. Sul fronte energetico, il 52% degli operatori ha conseguito riduzioni delle emissioni di Scope 2, in alcuni casi superiori al 30%, grazie al ricorso a fonti rinnovabili.
Sul packaging, il 68% delle aziende ha definito target quantitativi, con l'impegno a rendere gli imballaggi interamente riciclabili, riutilizzabili o compostabili entro il 2030. Resta aperta la partita sulle emissioni di Scope 3: solo il 30% delle società rendiconta tali emissioni in modo strutturato. Il monitoraggio e la gestione lungo l'intera filiera rappresentano ancora una sfida complessa ma altresì un'opportunità strategica.
Il 100% degli operatori del campione dichiara presìdi e pratiche di monitoraggio strutturate delle materie prime, mentre il 64% recupera sottoprodotti per l'alimentazione animale. La quasi totalità delle aziende ha avviato iniziative per contrastare lo spreco alimentare attraverso il recupero degli scarti, donazioni a organizzazioni benefiche e ottimizzazione dei processi produttivi.
Nella dimensione sociale, soddisfazione del consumatore e responsabilità sociale figurano tra le priorità strategiche di lungo termine per più del 60% degli operatori; qualità, valore nutrizionale, sicurezza del prodotto, trasparenza e tracciabilità sono considerati fattori imprescindibili per la creazione di valore duraturo. Dalla ricerca emerge una solida maturità nella gestione del capitale umano, che è riconosciuto come patrimonio identitario del settore.
“La sostenibilità non è più un tema di compliance o di reputazione: è una leva di competitività. Le aziende del settore food che hanno saputo integrare gli obiettivi Esg nella propria strategia industriale stanno dimostrando di essere più resilienti, più attrattive per i consumatori e più capaci di trattenere i migliori talenti – ha dichiarato Valeria Brambilla, amministratore delegato di Deloitte & Touche –. I giovani, in particolare, scelgono organizzazioni che abbiano un purpose chiaro e orientato alla creazione di valore sostenibile. Ǫuesto studio restituisce il quadro di un settore che ha sviluppato una consapevolezza diffusa: la sostenibilità, se gestita con rigore e integrata nella pianificazione economico-finanziaria, diventa un vantaggio competitivo concreto e misurabile”.
"Il settore food conferma una crescente attenzione alla creazione di valore sostenibile. Dallo studio emerge come la sostenibilità sia ormai percepita dalle imprese non come un adempimento normativo, ma come una leva competitiva strategica. Resta centrale l'integrazione degli obiettivi di sostenibilità nella pianificazione industriale ed economico-finanziaria, per rafforzare il monitoraggio delle performance, migliorare l'allocazione delle risorse e aumentare la trasparenza verso gli stakeholder», aggiunge Alessandra Cerruti, partner sustainability di Deloitte & Touche.