Le aziende italiane produttrici di lievito per panificazione sono sempre più sostenibili: nell’arco di cinque anni, hanno ridotto i consumi energetici del 21%.
Un risultato possibile grazie all’impegno costante nell’efficientamento di tecnologie e all’ottimizzazione dei processi, ottenuto anche tramite l’AI. A sottolineare l’importante risultato è il Gruppo lievito da zuccheri di Assitol.
Il lievito di birra è un microrganismo vivente, che prende vita da un sottoprodotto di origine agricola, il melasso da zucchero, grazie a un processo tutto naturale, in cui le aziende hanno il compito di creare e mantenere le condizioni più favorevoli affinché si riproduca in presenza di ossigeno. “Per coltivare il lievito, c’è bisogno di forti quantità di elettricità e gas – spiega Daniele Meldolesi, presidente del gruppo lievito da zuccheri di Assitol. –, per questa ragione, il nostro comparto è considerato ‘energivoro’. Ecco perché abbiamo intrapreso da tempo un percorso di sostenibilità, che passa anche dal taglio dei consumi energetici”.
Il lievito di birra è coltivato all’interno di fermentatori in cui cresce nutrendosi di melasso, dove è monitorato continuamente, ed è sottoposto a una serie di operazioni, che richiedono un grande impiego di elettricità, gas e acqua. Per questa ragione, gli stabilimenti italiani hanno investito sugli impianti di cogenerazione, alimentati da gas naturale, che producono simultaneamente energia elettrica e termica, dove il calore generato dalla produzione di elettricità è riutilizzato all’interno dell’azienda, evitando sprechi e contenendo in modo significativo le emissioni di CO2.
In questa strategia, è centrale la continua ottimizzazione dei processi. In particolare, si lavora costantemente all’efficientamento di ogni singolo passaggio produttivo grazie all’impiego dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie, limitando i ulteriormente consumi energetici.
Tutto quello che resta della coltivazione del lievito viene convertito in coprodotti. Basti pensare ai residui di melasso dopo la fermentazione: una volta ceduto il loro contenuto di zucchero e vitamine, sono oggetto di uno speciale trattamento, che consente di riutilizzarli come fertilizzanti o mangimi. “Questo schema virtuoso rappresenta un esempio perfetto di economia circolare – commenta Meldolesi – non c’è nulla da smaltire, tutto viene reimpiegato, dando una seconda vita alle materie prime impiegate”.
La realizzazione di una strategia di sostenibilità e riduzione dei consumi energetici ha reso necessari forti investimenti sui macchinari utilizzati. In media, la quota di fatturato annuo destinato all’efficientamento degli impianti produttivi e alle nuove tecnologie si attesta tra il 5 e 10%.
Grazie alla riduzione degli sprechi e all’ottimizzazione di tutte le fasi di produzione, tra il 2020 e il 2025, i consumi energetici delle aziende produttrici di lievito sono calati nel complesso del 21%, superando, seppure di poco, la media europea del settore, pari al 20%. “Sappiamo di poter migliorare – osserva il presidente del Gruppo Lievito da zuccheri di Assitol –. Riteniamo però di essere sulla strada giusta per coniugare produttività ed economia circolare”.