di Emanuele Scarci

Relazioni sindacali a rischio dopo l’annuncio di Carrefour Italia della quinta ristrutturazione in 10 anni. Nel suo primo anno al vertice della controllata italiana, il ceo Christophe Rabatel ha effettuato dismissioni e chiusure di pdv e ora ha annunciato un piano di ristrutturazione che prevede la cessione di 106 pdv ed esuberi per 600 addetti nella rete e 170 nella sede centrale. Da fronteggiare con piani volontari di ricollocamenti interni ed esterni, programmi di sostegno all’imprenditorialità e incentivi all’esodo. Il nuovo piano accelera, sostanzialmente, la trasformazione del retailer francese in un grande franchisor. Cioè un modello aziendale light, con meno rischi ma anche con margini risicati. Nella parte di rete a gestione diretta, Carrefour dichiara di voler migliorare la competitività di ipermercati e supermercati adeguando concept e assortimenti, semplificando i processi interni e migliorando la produttività. A conti fatti, una medicina amara con costi sociali elevati, ma Rabatel dichiara di voler riportare Carrefour alla redditività e, implicitamente, di voler evitare un disimpegno dal nostro Paese.

Rimanere in Italia

Secondo Mediobanca, Carrefour è la maglia nera del retail italiano: nel periodo 2015/19 la perdita cumulata è stata di 603 milioni. Nel 2020 la nuova Carrefour (Gs ha fuso per incorporazione Ssc, Di Per Dì e Sant’Ambroeus) ha chiuso il bilancio in perdita: 181 milioni su 4,1 miliardi di ricavi. Che si sommano ai 186 milioni dell’esercizio precedente. Inoltre nel primo semestre 2021 è continuato il calo delle vendite like for like: 210 milioni a 2,16 miliardi, -7,4% sull’analogo periodo del 2020. L’anno scorso il fatturato dei franchisee avrebbe superato 800 milioni. L’unico dato che lascia ben sperare è che a giugno le vendite sarebbero, a parità di rete, in crescita. Un dato da confermare.

Piano lacrime e sangue

In attesa che si apra il negoziato, per Fisascat-Cisl questo è un <<piano lacrime e sangue, fra i più pesanti della storia recente della multinazionale in Italia, con esuberi in 9 Regioni>>. Per il segretario aggiunto Vincenzo Dell'Orefice <<il totale di quanti saranno espulsi dal perimento aziendale sale vertiginosamente se si tiene conto dei 106 negozi dismessi. Tra gli 82 express e i 24 market in Lombardia, Piemonte, Lazio, Toscana, Liguria, Emilia Romagna, Sardegna, Abruzzo e Valle D’Aosta la stima di quanti dovranno fuoriuscire è di 2 mila unità, che si aggiungono agli 849 esodati nel 2020>>. Di fatto con l’abbandono della gestione diretta in Campania <<il Mezzogiorno è appannaggio del franchising>>.

Si vedrà se quella del franchising sia la soluzione migliore per Carrefour, ma l’azienda può continuare a perdere 180 milioni l'anno? <<Certamente no - risponde Dell'Orefice - ma il lavoro ha già pagato: nel 2020 il costo del lavoro (al netto degli incentivi erogati) è calato del 7,4% rispetto all’anno precedente. Un caso unico>>.