Il nuovo gruppo alimentare NewPrinces emerge con il bilancio consolidato 2025. La società controllata dalla famiglia Mastrolia ha chiuso il 2025 con ricavi consolidati di 2,96 miliardi di euro, in aumento dell’80,4% rispetto al 2024.
L’Ebitda ammonta a 234,7 milioni, con un margine del 7,9%. L’utile è di 375 milioni (+133,6%). Il debito netto è di appena 83 milioni contro 244,6 milioni dell’esercizio precedente. A Piazza Affari il titolo è balzato, in apertura, del 7,9%.
Le acquisizioni di Princes ready to drink, Plasmon e Carrefour Italia hanno trasformato il gruppo in un operatore integrato e diversificato, presente nella filiera alimentare, dalla produzione - con Princes Group e Centrale del Latte d’Italia - alla distribuzione, con oltre mille punti vendita a insegna Carrefour/GS nel centro nord. L’integrazione però dovrà essere realmente completata con un progetto preciso produzione/catena commerciale.
Il bilancio 2025 di NewPrinces comprende il solo mese di dicembre di Carrefour Italia (confluita in Princes Retail) in coincidenza del closing del deal del 1° dicembre 2025.
Soddisfatto dei numeri il presidente Angelo Mastrolia che, guardando al futuro, sottolinea: “Riteniamo di essere particolarmente ben posizionati per cogliere ulteriori opportunità di crescita, anche attraverso operazioni di acquisizioni e fusioni, in un settore in progressivo consolidamento”. NewPrinces avrebbe, fra l'altro, manifestato interesse (non vincolante) per la catena commerciale emiliana Realco. La cassa disponibile del gruppo alimentare è di 1,3 miliardi.
Nonostante la difficile situazione geopolitica mondiale, legata al conflitto in Medio oriente, la società sottolinea che “non risultano impatti diretti e immediatamente quantificabili sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria della società e del gruppo”.
Tuttavia, il management continuerà a monitorare con attenzione l’evoluzione del contesto geopolitico e macroeconomico, per valutare eventuali effetti “in termini di incremento dei costi di approvvigionamento, volatilità dei prezzi dell’energia e possibili pressioni inflazionistiche”.
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