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L’acquacoltura mediterranea ad AquaFarm: produzione vicina ai 3 milioni di tonnellate

L’acquacoltura mediterranea ad AquaFarm: produzione vicina ai 3 milioni di tonnellate

L’acquacoltura mediterranea ad AquaFarm: produzione vicina ai 3 milioni di tonnellate

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redazione

AquaFarm 2026, la mostra-convegno internazionale dedicata ad acquacoltura, pesca artigianale e professionale, produzione di alghe è in programma il 18 e 19 febbraio alla Fiera di Pordenone.

La manifestazione si avvicina al traguardo della nona edizione in un momento a luci e ombre per l’acquacoltura mediterranea.

9,3 miliardi di dollari di fatturato

Il recentissimo rapporto Stato della pesca nel Mediterraneo e nel Mar Nero (SoMFi) 2025, pubblicato dalla Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo (Cgpm) della Fao su dati del 2023, mette in evidenza come, considerando anche la produzione in acque dolce, l’acquacoltura nell’area del Mediterraneo e nel Mar Nero fattura 9,3 miliardi di dollari e fornisce quasi 3 milioni di tonnellate di alimenti da organismi acquatici.

Da sola, l’acquacoltura marina e in acque salmastre vale 5,2 miliardi di dollari e impiega direttamente 113.000 persone, rappresentando ormai più del 45 % della produzione di alimenti acquatici da acqua salata, avendo raggiunto un volume di 940.000 tonnellate di prodotto.

Egitto: primato per la produzione di acqua dolce verde

La produzione di acqua dolce vede l’assoluta preminenza dell’Egitto, che da solo rappresenta 1.405.255 tonnellate (circa l'82% di tutta la produzione di acqua dolce nel Mediterraneo e nel Mar Nero). Questa produzione è in gran parte rappresentata dalla tilapia del Nilo e dai muggini.

Al secondo posto la Turchia con 156.758 tonnellate (9%), in grandissima parte trota iridea. Il restante 9% è in grandissima parte rappresentato dalla trota iridea, principalmente allevata nei Paesi mediterranei dell'Unione Europea, con l'Italia che nel 2023 contribuiva con

34.100 tonnellate, la Francia con 28.600 tonnellate e la Spagna con 17.500 tonnellate, oltre a volumi minori provenienti da altri Paesi. Segue a distanza, tra le specie di acqua dolce allevate, la carpa comune, che raggiunge le 22.200 tonnellate; il rapporto non prende in considerazione i Paesi europei che non hanno sbocco sul Mediterraneo.

La produzione di specie marine risulta fortemente concentrata su un numero limitato di varietà: appena 11 rappresentano il 99 percento del totale, con orata (34,5%) e spigola/branzino (29,7%) in testa. L’86,1 % delle specie allevate è costituito da pesci, mentre i molluschi rappresentano il 13,7% e il restante crostacei ed alghe. Otto paesi producono il 95,5% degli alimenti acquatici di origine marina allevati o coltivati nella regione, con Turchia (400.000 tonnellate), Egitto (147.000 tonnellate) e Grecia (139.000 tonnellate) sul podio.

Allevamento ittico in Italia: situazione instabile

La situazione dell'allevamento ittico in Italia è instabile, poiché restano aperte diverse criticità che ne condizionano l’andamento economico. Pesano, da un lato, nodi strutturali storici, come quello relativo alle concessioni demaniali e ai relativi canoni, all’incompleta definizione degli spazi marini idonei allo sviluppo della maricoltura (Aza) e dall'altro, fattori di mercato legati alla pressione dei produttori Extra-Ue, la cui concorrenza non è sempre bilanciata da una trasparente informazione verso il consumatore - come spiega Matteo Leonardi, presidente di Api (Associazione Piscicoltori Italiani); anche i recenti feedback negativi, causati dai cambiamenti ambientali in atto, come evidenziato da Federico Pinza, presidente A.m.a. (Associazione Mediterranea Acquacoltori), stanno impattando negativamente sulle produzioni dell’acquacoltura.

Italia: primo produttore europeo di caviale

La produzione italiana di pesci (dati 2024) è pari a 51.000 tonnellate di prodotto ittico, il 60% del quale rappresentato dalla trota iridea, seguita da orata e spigola/branzino. Va ricordato infine che l’Italia è il primo produttore europeo di caviale, grazie a 67 tonnellate annue.

Per i molluschi, nel 2023 la produzione è stata di circa 80.000 tonnellate, il 72,4% della quale rappresentata dalle cozze (57.279 t), seguita dalle vongole veraci con il 16,8% (21.547 t). Sono in espansione nel Mediterraneo e nel mar Nero le produzioni di ostriche, sia quelle concave che, in misura minore, quelle piatte; a livello nazionale l’ostricoltura, avviata di recente, si presenta in costante crescita con una produzione al 2023 di circa 300 tonnellate.

Il cambiamento climatico altera gli equilibri bilogici

Questa fotografia, non sempre rosea, negli ultimi due anni ha visto diverse evoluzioni, che hanno colpito soprattutto la molluschicoltura. I cambiamenti climatici in corso hanno alterato gli equilibri biologici nei nostri mari, con conseguenze inaspettate per l’economia del settore.

Nel Mar Tirreno, ad esempio, le orate selvatiche sono diventate molto più attive e aggressive a causa delle temperature miti. Questo fenomeno un tempo sporadico, danneggia oggi gravemente la mitilicoltura. Analogamente la proliferazione incontrollata della popolazione del granchio blu in Adriatico, fenomeno notissimo, anche se ancora malamente compreso, ha provocato e continua a provocare danni gravissimi agli allevamenti di vongole veraci. Questi cambiamenti interessano anche la pesca dei molluschi. Gli allevatori da parte loro stanno rispondendo in diversi modi, come orientare l’allevamento verso l’ostrica, spiega Eraldo Rambaldi, direttore di A.m.a.

Lo stato dell’acquacoltura nelle sue diverse forme verrà affrontato nel ricco programma di conferenze e incontri workshop, disponibile sul sito web della manifestazione, www.aquafarmexpo.it dove è anche possibile registrarsi gratuitamente per la partecipazione.

       
       

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