L’OI Pomodoro da Industria Nord Italia nella cornice di Tomato World ha organizzato il convegno “Le sfide del cambiamento climatico: quali strumenti per il pomodoro da industria” per parlare delle sfide che attendono la filiera nei prossimi anni, a partire proprio dalle difficoltà generate dal cambiamento climatico.
Nel suo intervento di apertura, il Presidente dell’OI Pomodoro da Industria Nord Italia Giuseppe Romanini ha ribadito come la filiera del pomodoro del Nord Italia abbia dimostrato negli anni capacità di organizzazione, innovazione e responsabilità, sottolineando però la necessità che tale impegno sia accompagnato da politiche coerenti e strumenti operativi adeguati.
“Alla politica e alle istituzioni, mandiamo un messaggio chiaro: il pomodoro da industria non è solo una produzione agricola, ma un sistema organizzato di produzione primaria e trasformazione industriale fortemente connesso ai territori che chiede stabilità normativa, investimenti in infrastrutture idriche, sostegno all’innovazione, mezzi per la difesa fitosanitaria, strumenti assicurativi e mutualistici più efficaci, e una reale valorizzazione delle organizzazioni di filiera. Il cambiamento climatico non è una variabile che possiamo subire; è una condizione con cui dobbiamo imparare a convivere, rafforzando la resilienza del sistema. Ma la resilienza non si costruisce da soli: richiede alleanza tra imprese, ricerca e istituzioni”.
Maria Chiara Cavallo, segretario dell’OI Pomodoro da Industria Nord Italia ha illustrato l’analisi sull’andamento meteoclimatico registrato negli ultimi anni nel Nord Italia e gli effetti sulle produzioni del pomodoro nell’areale, con uno sguardo rivolto anche al futuro.
Il cambiamento climatico si manifesta con l’alternanza tra anni siccitosi e altri con eccesso di piovosità, eventi estremi e un generale aumento delle temperature medie. Fenomeni che incidono direttamente sulla filiera, generando difficoltà nella programmazione quantitativa, nella pianificazione dei trapianti e nella gestione della raccolta, con effetti evidenti sulla qualità e sulle rese, e quindi sulla competitività del comparto.
Le proiezioni climatiche di Arpae per il periodo 2021-2050 indicano inoltre un calo netto delle precipitazioni annue e un aumento della temperatura media, massima e minima di circa 2,5 °C, l’allungamento del periodo massimo senza precipitazioni da 21 a 30 giorni, una crescita della durata delle ondate di calore da 2 a 7 giorni e delle notti tropicali da 11 a 29 all’anno. Per affrontare questo scenario, è necessario un elevato livello di organizzazione, pianificazione e coordinamento lungo l’intera filiera, con a disposizione gli adeguati strumenti.
Gabriele Canali, consulente scientifico dell’OI Pomodoro da Industria Nord Italia e professore presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza ha evidenziato le problematiche della filiera dal punto di vista agricolo e industriale e le strategie di mitigazione e adattamento al cambiamento climatico. Tra le priorità evidenziate figurano l’ottimizzazione nell’uso dell’acqua, delle risorse energetiche e dei mezzi di produzioni. Inoltre: l’importanza di mantenere e potenziare l’attuale impianto dell’OCM ortofrutta che finora ha dato ottimi risultati; il rafforzamento della cooperazione tra imprese, istituzioni e ricerca, anche in un contesto territoriale; l’operare in maniera realmente sostenibile, evitando operazioni di green washing. Infine, investire in tecnologie e conoscenze sia a livello di singola impresa sia di sistema produttivo e di Paese.
Il responsabile area settore vegetale - direzione generale agricoltura della Regione Emilia-Romagna Nicola Benatti, ha rimarcato come la filiera del pomodoro da industria del Nord Italia abbia raggiunto il maggior grado di organizzazione con la quasi totalità dei produttori aggregati in OP e con quest’ultime associate con le imprese di trasformazione nell’OI. Ha poi focalizzato l’attenzione sui finanziamenti che arrivano alla filiera tramite l’intervento settoriale ortofrutta e i suoi piani operativi e sui quattro pilastri dello sviluppo rurale: tecnologia (investimenti in impianti e macchinari), ambiente (adozione di pratiche eco-sostenibili), innovazione (attività di ricerca e sperimentazione), supporto (assistenza tecnica agli agricoltori).
Nicola Lasorsa, Responsabile Ismea, direzione strumenti per la gestione dei rischi è intervenuto in merito agli strumenti di gestione del rischio – che in campo agricolo sono sostenuti per circa la metà dai contributi pubblici – presentando la situazione e il trend dell’adesione agli strumenti assicurativi da parte dei produttori di pomodoro da industria. Il comparto presenta livelli di copertura assicurativa particolarmente elevati: nel distretto del Nord la protezione di questa coltura riguarda la quasi totalità delle aziende e delle superfici coltivate. Nel complesso, il pomodoro da industria si colloca tra i comparti più tutelati, al terzo posto dopo la vite da vino e il riso.