Largo consumo da 164 miliardi di euro: per NIQ è lo "specchio del Paese"

Largo consumo da 164 miliardi di euro: per NIQ è lo "specchio del Paese"

Largo consumo da 164 miliardi di euro: per NIQ è lo "specchio del Paese"

Information
redazione

Il largo consumo vale 164 miliardi di euro, il 2,5% in più rispetto all'anno precedente, e assorbe il 19,1% della spesa per consumi delle famiglie italiane (acquisti effettivi). Sono i dati NIQ per l'anno terminante ad agosto 2026, presentati da Enzo Frasio, amministratore delegato di NIQ Italia, nelle slide per il Forum del Largo Consumo 2026 di Centromarca.

Un euro su quattro arriva dai freschissimi a peso variabile

Enzo Frasio NIQ ItaliaIl settore entra in ogni casa: il 100% dei nuclei acquista questi prodotti, con 4,4 occasioni di acquisto a settimana e una spesa media annua superiore a 5.500 euro. I supermercati generano il 33% del giro d'affari, ipermercati e discount il 18% ciascuno. Secondo Frasio, però, il peso economico non esaurisce il discorso: "La sua importanza va oltre a questi numeri: è uno specchio del Paese". E ancora: "Attraverso i consumi possiamo infatti comprendere come cambiano le priorità delle famiglie, come evolvono i bisogni e quali siano le aspettative che i cittadini ripongono nelle imprese".

Superfici +8,6% e assortimento +8,3%: la risposta a tre esigenze

L'ad di NIQ Italia individua tre richieste emerse con forza negli ultimi anni: benessere, inteso come qualità della vita; tempo, cioè efficienza economica; valore, ovvero qualità coerente con il prezzo. "La capacità della filiera di reagire a queste richieste non si è fatta attendere – afferma Frasio – e ha risposto con effetti concreti e misurabili".

I riscontri, nelle slide, sono questi: la superficie media di vendita di iper, super, superette e discount cresce dell'8,6% sul 2019, l'assortimento dell'8,3% sul 2022. Le promozioni toccano il 27% (+0,7 punti sul 2022), seconda quota più alta tra i mercati messi a confronto, dopo il Regno Unito (31%) e davanti a Germania (25%), Francia (22%) e Spagna (16%). La marca del distributore sale al 32,5% del valore, +2,6 punti sul 2022. I nuovi lanci contribuiscono per circa il 5% annuo alla crescita tra il 2019 e il 2026, l'e-commerce vale il 6% del confezionato e il discount occupa la seconda posizione per quota tra i cinque maggiori mercati europei, dopo la Germania.

NIQ1

Inflazione allo 0,3% nel 2026, contro il 3% del Regno Unito

L'osservatorio NIQ misura sui prodotti confezionati un rialzo dei prezzi dell'11,9% nel 2023, poi dell'1,3% nel 2024 e dell'1,9% nel 2025. Tra gennaio e luglio 2026 il dato italiano scende allo 0,3%: nello stesso periodo il Regno Unito segna il 3%, la Germania l'1,6%, la Spagna l'1,2%, mentre soltanto la Francia, con lo 0,2%, resta più in basso. La lettura di NIQ lega il risultato alla forte sensibilità dei consumatori al prezzo, che alimenta la concorrenza. Le vendite a confezioni crescono dell'1% nel 2025 e dello 0,8% nel primo semestre 2026; a valore l'incremento è del 2,1% e dell'1,6%.

Over 65 al 34,5% nel 2050: la domanda si fa più articolata

Il quadro demografico complica l'equazione. Gli over 65, secondo elaborazioni NIQ su dati Istat, passano dal 25,1% della popolazione nel 2025 al 34,5% nel 2050, mentre i bambini da 0 a 14 anni scendono dall'11,6% all'11,2%. Le famiglie con più di 55 anni sono 11,5 milioni, contro 7,9 milioni di nuclei con figli fino a 24 anni e 6,4 milioni in età centrale: tre platee con bisogni distinti, dal valore e dalla funzionalità alla qualità e alla fiducia.

NIQ2

Fuori dai confini la partita si gioca sul made in Italy, che nelle slide diventa "una leva di crescita anche oltre i confini nazionali". Il 73% dei primi cento brand italiani è presente in almeno uno degli altri quattro grandi mercati europei, dove realizza il 31% del fatturato; il 66% dei marchi attivi all'estero cresce più rapidamente che in patria.

Nelle conclusioni, Frasio sintetizza così il bilancio: "La capacità di offrire convenienza, ampiezza di scelta, innovazione e accessibilità ha permesso al comparto di rafforzare il proprio ruolo non solo come motore economico, ma anche come osservatorio privilegiato dei cambiamenti sociali e dei nuovi stili di consumo".