In aprile il carrello della spesa torna a svuotarsi dopo un marzo trainato dalla Pasqua. Inoltre il balzo dei prezzi in aprile, +2,5%, inizia a farsi sentire.
I dati preliminari di Istat sulle vendite al dettaglio di aprile, registrano, su base annuale, una crescita dell’1,6% a valore e un calo dello 0,3% a volume. Gli alimentari salgono a valore dello 0,6% e scivolano a volume del 2,2%, mentre il non food è in crescita sia a valore che a volume, rispettivamente +2,6% e +1,2%.
La crescita maggiore a valore riguarda la farmaceutica (+5,2%) e il cura persona (+3,4%) mentre sono in calo giocattoli e sport (-0,8%).
Sempre su base annua, nel trimestre gennaio/aprile la crescita a volume riguarda soprattutto le vendite della grande distribuzione (+1%) e del commercio online (+9%). Quelle delle piccole superfici registrano un decremento dello 0,1%.
Disaggregando i dati del quadrimestre, si consolida il vantaggio dei supermercati, +0,4% a volume, seguiti dai discount, +0,3%. In retromarcia gli ipermercati, -0,8%.
Secondo il direttore dell'Ufficio studi Confcommercio, Mariano Bella, "Il dato sulle vendite di aprile segnala una moderata riduzione dei volumi, tanto nel confronto mensile quanto in quello annuale. Andamento che si rileva nella maggior parte dei paesi europei. Tale riduzione va valutata con cautela, a partire dalla diversa tempistica della Pasqua che, pur caduta nello stesso mese nel 2026 e nel 2025, ha avuto una diversa collocazione. Elemento che ha spinto i consumi alimentari a marzo dell’anno in corso riducendoli sensibilmente ad aprile. E’ in atto una continua fase di stop and go che lascia sostanzialmente invariate le quantità acquistate, delineando una stagnazione della domanda che coinvolge soprattutto le imprese di minori dimensioni".
Federdistribuzione evidenzia che “nonostante il lieve recupero dell’indice di fiducia dei consumatori registrato a maggio, restano incerte le prospettive di una ripresa strutturale della domanda interna nei prossimi mesi. Permangono, infatti, numerosi fattori di incertezza che continuano a condizionare le prospettive economiche dei prossimi mesi. In particolare, la perdurante crisi dello Stretto di Hormuz che sta incidendo sui prezzi dei beni energetici e sui costi di trasporto, rischia di generare ulteriore pressione sul sistema produttivo e, in prospettiva, una nuova tensione sui prezzi sia in Italia sia nel resto d’Europa”.
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