
Carni bovine che scottano nel carrello della spesa. I consumatori ridefiniscono il paniere delle proteine e gli acquisiti penalizzano carni bovine (vitello, manzo, scottona) e salumi e si orientano sulle più economiche carni suine e carni bianche (pollame, coniglio, selvaggina).
Secondo Circana, nei primi 4 mesi del 2026, nella Gdo le carni bovine hanno subìto un rialzo dei prezzi medi del 14,5% ma uno scivolone delle vendite del 7,6% a volume.
Secondo gli operatori, l’aumento dei prezzi dipende dalla minore disponibilità bovini e dalla forte dipendenza dall'estero per l'approvvigionamento.
Per le carni suine i prezzi medi sono calati dello 0,6%, con un rimbalzo dei volumi venduti dell’8,9%.
Il settore delle carni suine vale, secondo i produttori di Assica, oltre 9,6 miliardi di euro e un export da 2,5 miliardi in 136 Paesi.
Risultati ottenuti nonostante alcune criticità come la peste suina africana, il costo dell'energia e le incertezze legate al commercio internazionale.
Ottima la performance del comparto avicunicolo: a fronte di listini in aumento del 4,4%, le vendite del quadrimestre segnano un +2,1% sull’analogo periodo del 2025.
Nel 2025 la produzione nazionale di carni avicole è aumentata dell’1,7%, e i consumi pro-capite hanno raggiunto il massimo storico di 22,5 kg (+1,9%).
Per l’associazione dei produttori Unaitalia, 9 italiani su 10 consumano carni avicole e il comparto rappresenta il 44% degli acquisti complessivi di carne delle famiglie.
La crescita dei consumi si accompagna a un elevato livello di autosufficienza produttiva, il 105%.
Sostanzialmente negativo il trend nei salumi: nel primo quadrimestre del 2026 le vendite nella Gdo sono in discesa, a eccezione del prosciutto crudo che realizza +2% a volume. Anche se solo grazie al traino dei prosciutti non Dop.
In calo invece gli altri comparti: prosciutto cotto -5,2%, mortadella -4,9%, pancetta a cubetti -3,6% e salame -1,8%.
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