Magazzini Gabrielli, attiva in Gdo con i superstore Oasi e i supermercati Tigre e Tigre Amico e un giro d’affari di 1,6 miliardi di euro, con il corto “Pane, amore e libertà”, ha vinto il premio per la migliore musica originale nell’ambito della IV edizione del Premio Film Impresa.
“Pane, amore e libertà” non è solo un corto, ma il cuore di una campagna di sensibilizzazione più ampia lanciata da Magazzini Gabrielli con l’obiettivo di contrastare la violenza di genere, con un focus su violenza economica e controllo dello scontrino. Una forma di abuso, spesso silenziosa, che limita l'autonomia finanziaria delle donne intrappolandole in relazioni di dipendenza e controllo. Con un linguaggio universale legato a cibo e quotidianità, il corto invita a riconoscere i segnali - spesso nascosti - della violenza economica. Il titolo racchiude il senso del progetto: pane come radice culturale; amore come cura e libertà come diritto fondamentale di vivere senza paura.
"La campagna, oltre a questo cortometraggio, si inserisce in un contesto di numerose azioni tangibili che abbiamo messo in campo su questo tema come, ad esempio, i percorsi di formazione e-learning dedicati all’argomento, che hanno raggiunto oltre 4 mila collaboratori, tra diretti e indiretti; la trasformazione dei nostri punti vendita in presidi di sensibilizzazione, dove abbiamo distribuito oltre 1 milione e 600 mila sacchetti con un qr-code che rimandava al corto e con il numero nazionale antiviolenza 1522", ha dichiarato Barbara Gabrielli, direttore della comunicazione di Magazzini Gabrielli.
"A questo si aggiunge anche una donazione, pari al 10% del venduto del reparto pane (registrato nella giornata del 25 novembre 2025), a favore di due organizzazioni che si impegnano quotidianamente nella tutela e nella protezione delle donne vittime di violenza: Giustizia Donna di San Benedetto del Tronto e Donne & Giustizia di Ancona. Con una presenza radicata in 5 regioni e oltre 320 punti vendita, sentiamo la responsabilità di utilizzare la nostra voce, i nostri canali e le nostre competenze per accendere i riflettori su un fenomeno poco riconosciuto come quello della violenza economica”, conclude Gabrielli.