Come stanno davvero i ragazzi oggi? Qual è il loro rapporto con il futuro, con gli adulti, con la scuola, con i loro pari e con sé stessi? Da queste domande nasce “La parola ai giovani”, l’indagine realizzata da Ipsos Doxa per Fondazione Conad Ets nell’ambito del Progetto Scuola, realizzato con Unisona e giunto alla sua quarta edizione.
Nel corso dell’anno scolastico 2025-2026, ben 7.645 studenti hanno partecipato all’indagine Ipsos Doxa rispondendo a questionari somministrati dopo gli eventi in live streaming del percorso educativo annuale, che ha coinvolto circa 200.000 studenti di oltre 3.000 istituti su tutto il territorio nazionale.
Gli eventi e le risposte dei ragazzi hanno toccato temi che spaziano dalla sostenibilità ambientale ai diritti umani, dal bullismo al benessere psico-sociale delle nuove generazioni.
L’indagine, realizzata con metodologia Cawi (Computer Assisted Web Interviewing), non aveva l’obiettivo di raccogliere soltanto dati statistici, ma di restituire il punto di vista degli adolescenti sul loro rapporto con il presente, con loro stessi e il mondo che li circonda.
Ne emerge il ritratto di una generazione complessa e articolata, che accanto a fragilità e insicurezze mostra anche un grande desiderio di partecipazione, attenzione ai temi collettivi e un forte bisogno di relazioni autentiche.
Dai dati emerge una generazione che continua a mostrare aspirazioni, desiderio di futuro e volontà di mettersi in gioco, ma che allo stesso tempo evidenzia fragilità e insicurezze legate soprattutto alla percezione di sé.
Il 70% degli intervistati dichiara di avere un sogno da realizzare e quasi 6 ragazzi su 10 credono nella propria capacità di raggiungere gli obiettivi. Allo stesso tempo, però, diminuisce sensibilmente la sicurezza quando si parla dell’immagine di sé: solo il 38% mostra in questo caso una piena visione positiva e appena il 30% riconosce di avere un talento da mettere a disposizione della comunità.
Un quadro che restituisce la complessità con cui molti adolescenti guardano oggi a sé stessi e al proprio ruolo nella società.
L’82% degli studenti dichiara di sentirsi felice, ma solo il 43% si definisce “molto” o “estremamente” felice, mentre quasi un ragazzo su cinque afferma di non sentirsi felice. Significativo anche il fatto che solo il 6% ritenga di non poter essere “più felice di così”. Rispetto al 2025, il livello di felicità percepita cresce comunque di 3 punti percentuali.
Ancora più interessante è il modo in cui gli adolescenti percepiscono i propri coetanei: quando la domanda viene proiettata sugli altri giovani, il livello di felicità percepita scende di 13 punti percentuali, passando dall’82% al 69%, mentre la quota di chi considera gli altri “molto” o “estremamente” felici cala dal 43% al 16%.
Secondo la lettura di Ipsos Doxa, questo dato suggerisce una forte percezione della fragilità che attraversa il mondo adolescenziale e una tendenza a proiettare sugli altri le proprie incertezze e vulnerabilità.
La felicità è l’emozione positiva più diffusa: il 67% dei ragazzi dichiara di provarla sempre o spesso. Ma accanto a questa emerge con forza anche l’ansia, indicata dal 61% degli studenti, a testimonianza della convivenza quotidiana tra benessere e malessere emotivo.
La voglia di fare caratterizza il 58% dei giovani intervistati, ma si accompagna spesso a emozioni negative e a una diffusa sensazione di pressione.
Quando vivono momenti difficili, i ragazzi si rivolgono soprattutto ai coetanei (54%), seguiti dai genitori (41%) e da fratelli o sorelle (20%). Significativo anche il ruolo crescente dell’intelligenza artificiale come fonte di supporto emotivo: l’11% dichiara infatti di farvi riferimento, una quota superiore a quella dei familiari allargati (10%).
Nove studenti su dieci ritengono che il proprio comportamento quotidiano sia rispettoso dell’ambiente e quasi uno su cinque si definisce “molto” attento a questi temi. Più contenuto, invece, il livello di attivismo diretto: il 19% dichiara di essere personalmente impegnato in iniziative o progetti legati al contrasto del cambiamento climatico.
La percezione delle nuove generazioni rispetto all’ambiente appare articolata: il 36% ritiene che i giovani di oggi siano meno rispettosi dell’ambiente rispetto ai propri genitori, ma quasi la metà del campione (48%) ritiene che il livello di attenzione sia rimasto stabile o sia migliorato.
Ampio anche il riconoscimento del ruolo dei green influencer: per il 46% sono utili, pur non essendo risolutivi, mentre oltre uno studente su quattro li considera fondamentali. Positivo anche il giudizio sulle Comunità Energetiche Rinnovabili, ritenute utili dal 78% degli intervistati.
Quasi 7 giovani su 10 (68%) non ritengono di vivere in un paese in cui tutte le persone godano degli stessi diritti. Solo il 5% si dichiara fortemente convinto del contrario. Secondo gli studenti intervistati, le categorie più esposte a discriminazione o limitazione dei diritti sono gli immigrati (49%), le persone appartenenti alla comunità Lgbt (circa 49%), le donne (33%) e le persone con disabilità fisiche (32%).
La partecipazione attiva alle manifestazioni di protesta non rappresenta però una pratica diffusa: sei ragazzi su dieci dichiarano di non aver mai preso parte a manifestazioni o mobilitazioni pubbliche. Tra coloro che hanno partecipato ad almeno una protesta, le principali motivazioni riguardano la denuncia delle atrocità legate alle guerre (42%), il sostegno alla causa palestinese (38%), il diritto allo studio (26%), i diritti delle donne (22%) e i temi ambientali (21%).
Le principali barriere alla partecipazione riguardano l’assenza di motivazioni considerate sufficientemente forti per esporsi (48%) e la convinzione che manifestare non serva realmente a cambiare le cose (38%).
Quasi uno studente su due (48%) dichiara di aver assistito personalmente a episodi di bullismo. Tra chi si è trovato di fronte a queste situazioni, l’atteggiamento più frequente è stato la difesa della vittima (27%), seguito dal confronto con i genitori (21%) e con amici o amiche (15%).
Non mancano però situazioni di difficoltà o passività: il 14% afferma di aver sentito l’esigenza di intervenire senza riuscirci, mentre il 12% dichiara di non essere intervenuto e di non averlo ritenuto necessario. Gli studenti attribuiscono inoltre un’elevata responsabilità a chi assiste senza intervenire: l’85% ritiene infatti che il comportamento degli spettatori abbia un peso importante negli episodi di bullismo.
Scarsa appare invece la convinzione che i bulli siano realmente consapevoli delle conseguenze delle proprie azioni: solo il 39% degli studenti ritiene che lo siano.
Punizione o responsabilizzazione? Anche rispetto alle sanzioni disciplinari emerge una visione articolata: il 38% le considera generalmente efficaci, ma tra questi il 27% sottolinea l’importanza di accompagnarle con percorsi di mediazione riparativa. Quasi la metà degli intervistati (49%) considera infatti molto utili i momenti di mediazione e responsabilizzazione.
Dall’indagine emerge quindi la necessità di superare una lettura esclusivamente punitiva del fenomeno, promuovendo percorsi di ascolto, responsabilizzazione e ricostruzione delle relazioni.
Poco più della metà degli studenti (52%) dichiara di sentirsi ascoltata dai propri genitori sempre o spesso. Il divario si amplia quando si parla di comprensione: solo il 37% ritiene che gli adulti comprendano realmente le difficoltà vissute dalle nuove generazioni.
Sul fronte scolastico, il 71% degli studenti afferma che nella propria scuola esistono spazi dedicati all’ascolto, ma soltanto il 7% dichiara di utilizzarli. Il 64% sa che esistono ma non ne fa uso, mentre quasi tre ragazzi su dieci non vi hanno accesso o non sanno se siano presenti.
Secondo Ipsos Doxa, il dato sembra evidenziare un problema non tanto di disponibilità degli strumenti, quanto della loro capacità di intercettare realmente i bisogni dei ragazzi.
Il valore del digitale come strumento di connessione è riconosciuto dalla grande maggioranza degli studenti: l’86% apprezza la possibilità di restare in contatto con persone care anche a distanza.
Due ragazzi su tre (64%) dichiarano di trovare online contenuti utili per comprendere meglio le proprie emozioni, mentre poco più della metà (52%) afferma di sentirsi meno sola nei momenti difficili grazie al mondo digitale.
Accanto a questi aspetti positivi emergono però fragilità significative: quasi uno studente su due (47%) dichiara di sentirsi triste dopo aver trascorso molto tempo online; il 42% non si sente abbastanza protetto da contenuti negativi o persone sconosciute sui social e il 38% afferma di sentirsi inadeguato nel confronto con gli altri.
I dati confermano il ruolo centrale della scuola non soltanto come luogo di apprendimento, ma come spazio educativo e relazionale. Per molti studenti, la scuola rappresenta uno dei principali luoghi in cui poter trovare ascolto, confronto e accompagnamento nella costruzione della propria identità. Da qui emerge anche la necessità di rafforzare l’alleanza educativa tra scuola, famiglie, istituzioni e territorio, costruendo contesti capaci di accogliere le fragilità senza giudizio e di sostenere i ragazzi nel loro percorso di crescita.
“Questa indagine ci restituisce un’immagine delle nuove generazioni più articolata rispetto a molte rappresentazioni semplificate che spesso emergono nel dibattito pubblico – afferma Maria Cristina Alfieri, segretario generale e direttrice di Fondazione Conad Ets –. I ragazzi mostrano sensibilità, desiderio di partecipazione, attenzione ai temi collettivi e volontà di costruire il proprio futuro, ma allo stesso tempo raccontano fragilità profonde, percezione di forti pressioni sociali e relazionali e bisogno di essere ascoltati davvero da ‘adulti significativi’”.
“Come Fondazione rispondiamo a questo bisogno offrendo gratuitamente a centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi giornate di ascolto e confronto su tematiche sociali che li toccano direttamente. I dati raccolti confermano quanto oggi sia necessario rafforzare l’alleanza educativa tra scuola, famiglie, istituzioni, terzo settore, imprese e comunità territoriali. Solo attraverso una responsabilità condivisa possiamo costruire contesti in cui i giovani si sentano riconosciuti, accompagnati e non lasciati soli di fronte alle difficoltà”, conclude Alfieri.