Misery Index Confcommercio al massimo da febbraio 2024. Colpa dell’energia e dei freschi

Misery Index Confcommercio al massimo da febbraio 2024. Colpa dell’energia e dei freschi
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Cattive notizie dal Misery Index Confcommercio, statistica che misura il disagio socioeconomico e che raggiunge il valore più alto da febbraio 2024, cioè in due anni e 7 mesi.
A settembre 2026, secondo le prime stime, l’indice si è attestato a 12,2, in aumento di quattro decimi di punto rispetto ad agosto.
In presenza di un mercato del lavoro stabile, la disoccupazione estesa (che comprende anche le situazioni in una sorta di ‘zona grigia’) si attesta al 6,6%, in marginale calo rispetto ad agosto.
Accelerano i prezzi di beni e servizi ad altra frequenza
A determinare il peggioramento dell’indicatore è l’accelerazione dei prezzi per i beni e i servizi ad alta frequenza d’acquisto (+5,3% dal +4,3% di agosto) causata dagli energetici e dagli alimentari freschi.
In termini prospettici si confermano i timori di un ulteriore ampliamento dell’area del disagio sociale, determinato, fondamentalmente, dal perdurare delle tensioni sulle materie prime importate.
“Il permanere di dinamiche inflazionistiche elevate per i beni e servizi acquistati con maggior frequenza dalle famiglie, e i rischi di un trasferimento ad altre filiere – si legge -, consolidano le preoccupazioni su un possibile rallentamento, nei prossimi mesi, della domanda delle famiglie a causa di una riduzione del reddito disponibile”.

Le preoccupazioni di fine anno
Più in dettaglio, sempre in termini prospettici si amplificano i timori di ulteriori rialzi dei prezzi al consumo nella parte finale del 2026, che corrisponde, di solito, a un'impennata della domanda.
È opportuno segnalare, in ogni caso, che, da giugno scorso, si registrano tensioni inflazionistiche anche sul versante di alcuni importanti prodotti tecnologici (personal computer e altro), come riflesso dei problemi strutturali del settore.
“Aumentano, pertanto – ribadisce Confcom - le possibilità di ricadute negative, nei mesi invernali, sui comportamenti di spesa delle famiglie e di conseguenza sulle prospettive di crescita”.
Il clima di fiducia rallenta dopo tre mesi
Tutto questo si abbina con i rilievi dell’Istat sul clima di fiducia, che sempre a settembre, perde terreno, dopo tre mesi, sia per i consumatori, sia per le imprese: da 94,5 a 91,2 per le famiglie e da 97,0 a 95,9, per le aziende.
La variazione negativa, precisa l’Istituto centrale di statistica, è dovuta all’indebolimento dell’indice nel comparto dei servizi e delle costruzioni.
Segnali positivi provengono, tuttavia, dai giudizi sugli ordini e sulla domanda nel comparto manifatturiero e da quelli sulle vendite nel commercio al dettaglio.
Per quanto riguarda i consumatori, si segnala, comunque, avverte l’Istat, che la dinamica congiunturale dei climi di fiducia e dei relativi saldi, stimata a settembre 2026, risente in parte di alcuni cambiamenti riguardanti l’organizzazione della rete di rilevazione.
Al netto degli effetti riconducibili alle questioni tecniche, si rileva, sempre per il mese scorso, una moderata riduzione dell’indicatore complessivo e di quelli personali, corrente e futuro, mentre il clima economico è improntato a una diminuzione leggermente più marcata.
