Fruttagel scommette sulla crescita della private label e sull'espansione nei mercati esteri

Fruttagel scommette sulla crescita della private label e sull'espansione nei mercati esteri
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Dalla filiera agricola alla trasformazione industriale, con un modello fortemente orientato alle marche del distributore. È questo il percorso di crescita di Fruttagel, società cooperativa nata nel 1994 e specializzata nella trasformazione di ortofrutta fresca, cereali e legumi destinati al retail, al food service, al porta a porta e all'industria alimentare.
Un modello che oggi coinvolge 13 cooperative agricole, principalmente in Emilia-Romagna e Molise, che a loro volta aggregano centinaia di produttori. Abbiamo parlato con Laura Baicu, responsabile marketing di Fruttagel, di strategie e progetti per il futuro dell'azienda, che conta 803 dipendenti distribuiti nei due stabilimenti di Alfonsine (Ra) e Larino (Cb).
Come sono andati i primi mesi dell'anno?
Nei primi mesi del 2026 Fruttagel ha avuto un andamento in leggera flessione, in un mercato caratterizzato da consumi più selettivi e da una pressione sui volumi. Tra agosto 2025 e agosto 2026, l'andamento aziendale ha visto una leggera flessione in termini di volume (-8%) e valore (-3%) per tutte le categorie di business, mentre i vegetali surgelati, che rappresentano il 47% del fatturato, segnano una riduzione del 4% a volume e del 3% a valore. Succhi, nettari, bevande alla frutta e bevande vegetali, pari al 37% del giro d'affari, registrano invece un calo del 10% a volume e del 7% a valore. Più stabile il comparto dei derivati del pomodoro, che pesa per il 14% del fatturato: qui i volumi scendono del 3%, ma il valore cresce dell'1%.
Quali categorie presidiate?
La società presidia quattro categorie: vegetali surgelati, succhi e bevande alla frutta, bevande vegetali e derivati del pomodoro. La presenza nella Gdo si estende a supermercati, ipermercati, superstore, discount ed e-commerce delle insegne, con un peso differenziato in funzione delle categorie e degli accordi commerciali. Siamo tra i maggiori player del mercato dei vegetali surgelati sul territorio nazionale, un comparto nel quale la produzione destinata alle marche del distributore rappresenta una parte preponderante del business.
Quanto conta per voi la private label?
Il canale centrale per Fruttagel resta la grande distribuzione, dove abbiamo costruito negli anni una forte specializzazione nella produzione di private label. L'80% del nostro fatturato deriva dalla pl, quota che rende la collaborazione con le insegne della distribuzione il principale asse dello sviluppo commerciale.
Qual è la strategia principale di crescita?
Non abbiamo in mente di modificare il nostro modello, ma di consolidarlo. Essendo la quota di business già molto preponderante, intendiamo rimanere forti in questa posizione e mantenere nel medio-lungo termine un rapporto qualitativo e di fiducia con le insegne sul territorio nazionale. L'obiettivo è legare la competitività sul prezzo e sulla capacità produttiva alla valorizzazione della filiera italiana e alla continuità delle forniture.
Come vanno i mercati esteri?
Il contributo derivante dall'estero è più contenuto. L'export rappresenta il 4% del fatturato e si concentra soprattutto nel Nord Europa, in particolare in Svezia e Finlandia, dove la quasi totalità delle esportazioni riguarda i derivati del pomodoro. Il prossimo fronte di sviluppo è l'Est Europa, dove la ricerca della qualità del prodotto made in Italy sta diventando un requisito fondamentale per distinguersi dalla concorrenza.
Come state innovando la vostra offerta?
Accanto alla crescita sui mercati, l'azienda sta lavorando sull'innovazione dell'offerta. Tra il 2025 e il 2026, Fruttagel ha ampliato il portafoglio a marchio Sucor con Fantasia Ricca, un mix di verdure grigliate al naturale nel formato retail da 450 grammi. Un prodotto che punta a intercettare la domanda di maggiore naturalità, origine italiana e tracciabilità, oltre alla crescente attenzione verso un'alimentazione con una maggiore presenza di vegetali. Sul marchio Il Giardino dei Sapori sono state invece introdotte nuove referenze Zero Zuccheri Aggiunti. E il prossimo sviluppo riguarda le bevande vegetali. Prevediamo infatti di estendere la gamma in ambito delle bevande vegetali “barista”, guardando a un mercato nel quale il consumo si sta spostando progressivamente anche fuori dalle mura domestiche.
E in termini di sostenibilità cosa state facendo?
La nostra evoluzione si intreccia con il tema della sostenibilità, a partire dal packaging. Fruttagel ha eliminato da anni la linea di produzione del Pet e sta introducendo materiali a minore impatto ambientale. Nei vegetali surgelati vengono utilizzate buste compostabili di origine vegetale, mentre per le bevande a base di frutta il packaging è principalmente in brick di carta e vetro. Il pomodoro viene invece confezionato in Tetra Recart di carta e vetro.
Quali saranno le sfide dei prossimi mesi?
Nei prossimi mesi dovremo soprattutto riuscire a intercettare una domanda sempre più frammentata e la sfida più grande sarà di anticipare le necessità dei consumatori, che sono in continua evoluzione e mutamento. Ritmi di vita più dinamici, nuove occasioni di consumo e maggiore attenzione alle caratteristiche dei prodotti stanno modificando le scelte d'acquisto e richiedono alle aziende un aggiornamento continuo dell'offerta.
Come vi state muovendo sul fronte della tecnologia e della digitalizzazione?
Fruttagel prevede di proseguire gli investimenti attraverso i piani industriali e i budget annuali, concentrandosi su automazione e controllo dei processi produttivi, integrazione dei dati, tracciabilità della filiera, sistemi gestionali, analisi delle performance commerciali, ricerca e sviluppo e formazione. Anche l'intelligenza artificiale viene considerata all'interno di questo percorso come uno strumento per rafforzare la capacità di analisi e supportare i processi decisionali.
Quali saranno i prossimi passi della vostra evoluzione?
Per Fruttagel, quindi, la prossima fase passa meno da una crescita dimensionale e più dal consolidamento del modello: private label, filiera agricola italiana, innovazione di prodotto e investimenti tecnologici sono le leve sulle quali la cooperativa intende costruire la propria competitività in un mercato che, anche nel 2026, continua a chiedere efficienza senza rinunciare alla qualità.