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Sace: nel 2025 export agroalimentare italiano a 72,5 miliardi di euro (+5%)

Sace: nel 2025 export agroalimentare italiano a 72,5 miliardi di euro (+5%)

Sace: nel 2025 export agroalimentare italiano a 72,5 miliardi di euro (+5%)

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redazione

Sace – gruppo assicurativo-finanziario italiano, controllato dal Ministero dell'Economia e delle Finanze – presenta il Focus On “Food” sui trend del settore agroalimentare. Nel 2025 l'export agroalimentare italiano ha raggiunto i 72,5 miliardi di euro (+5%). Per continuare a crescere serve la diversificazione dei mercati.

Agroalimentare: pilastro dell'economia mondiale

Il sistema agroalimentare globale rappresenta uno dei pilastri strutturali dell’economia mondiale, con un valore complessivo stimato in circa 14,4 trilioni di dollari, includendo l’intera filiera dalla produzione agricola al consumo finale: il valore della produzione agricola primaria mondiale si colloca intorno ai 5 trilioni di dollari (fonte: FAO, Agricultural production statistics). Comprende coltivazioni e allevamento ed esclude le fasi di trasformazione industriale, distribuzione e ristorazione ed è attesa crescere del 14% entro il 2034 (fonte: FAO e OECD, OECD-FAO Agricultural Outlook 2025-2034, luglio 2025).

Il valore di mercato globale del food&beverage – che include le fasi di trasformazione industriale, canali retail e foodservice – è stimato in circa 9,4 trilioni di dollari ed è atteso crescere nei prossimi 15 anni a un tasso medio annuo (CAGR) del 3,75% quando, nel 2031, raggiungerà 11,8 trilioni di dollari (fonte: Mordor Intelligence, Food and Beverage market size & share analysis, growth trends and forecast 2026 - 2031, aprile 2026).

Il 39% degli occupati mondiali lavora nell’agrifood

Il 39% degli occupati mondiali lavora nell’agrifood: il settore riveste un ruolo centrale impiegando oltre un miliardo di persone lungo tutta la filiera, con una concentrazione particolarmente elevata nei Paesi emergenti, dove l’agricoltura rappresenta spesso una componente significativa dell’occupazione totale. Nelle economie africane il settore arriva a impiegare oltre il 60% della forza lavoro, in Asia supera il 40% mentre nei Paesi avanzati l’occupazione (e il valore aggiunto) si concentra sempre più sulle fasi a valle della filiera: in Europa solo il 14,2% della forza lavoro è impiegata nell’agroalimentare, mentre nelle Americhe la percentuale sale al 22,2%.

Sul fronte degli scambi internazionali, i principali esportatori alimentari sono Stati Uniti, Brasile, Paesi Bassi, Germania, Cina, Francia, Canada, Spagna e Italia. L’Europa nel suo complesso rappresenta uno dei maggiori esportatori mondiali di prodotti alimentari trasformati ad alto valore aggiunto. I maggiori importatori sono invece Stati Uniti, Cina, Unione Europea, Giappone e Regno Unito, riflettendo modelli di consumo evoluti e una maggiore dipendenza dalle catene globali del valore.

Agroalimentare italiano apprezzato sulle tavole di tutto il mondo

L’agroalimentare è il fiore all’occhiello del made in Italy. L’intera filiera – che va dalle attività di coltivazione e allevamento, fino alla logistica e distribuzione all’ingrosso e al dettaglio, passando per la produzione di macchinari agricoli e la trasformazione industriale – nel 2023 ha generato oltre 660 miliardi di euro di fatturato e 141 miliardi di euro di valore aggiunto, grazie alle circa 791.000 imprese attive con oltre 3 milioni di occupati, di cui 580mila nell’industria (fonte: Mimit, Libro Bianco - Made in Italy 20230 per una nuova strategia industriale, gennaio 2026).

L’Italia, forte delle numerose varietà regionali, vanta 858 prodotti agroalimentari e vitivinicoli a denominazione Dop, Igp e Stg, il numero più alto in Europa (fonte: Masaf, elenco prodotti agroalimentari a denominazione di origine e a indicazione geografica riconosciuti dall’Unione Europea, 2025).

Il settore rappresenta anche una quota rilevante delle esportazioni italiane: 1 bene su 10 che varca i confini nazionali è agroalimentare. Il 2025 è stato ancora un anno di crescita: +5% (superiore al +3,3% del totale) che ha permesso di raggiungere i 72,5 miliardi di euro di valore esportato, di cui 62,5 miliardi di euro di alimentari, bevande e tabacco e 10 miliardi di euro di prodotti agricoli.

La buona performance ha ricevuto il contributo di rilevanti comparti, quali altri prodotti alimentari (+12,7%) – specie cioccolato e caramelle, tè e caffè, piatti e pasti preparati – prodotti agricoli (+9,4%), formaggi e latticini (+13,7%), carni (+10,4%) e prodotti da forno e farinacei (+3%; Fig. 3). Le vendite di frutta e ortaggi sono rimaste stabili, mentre sono diminuite quelle di bevande (-2,5%) – in particolare il vino (-3,7% a 7,8 miliardi di euro) – e oli e grassi (- 8,6%) – su cui ha pesato la decisa flessione dell’olio di oliva (-20% a 2,5 miliardi di euro).

Diversità territoriale sinonimo di ricchezza

L’Italia ha una diversità territoriale che si trasforma in una ricchezza e varietà di prodotti agricoli e alimentari. L’Emilia-Romagna è la prima regione per export con un valore di 13,1 miliardi di euro (+8% nel 2025), vantando specializzazione territoriali come l’ortofrutta di Ferrara, Forlì Cesena e Ravenna, i salumi di Modena e Parma e i prodotti alimentari e lattiero caseari di Parma e Reggio Emilia.

Seguono Lombardia (11,8 miliardi; +8%), dove si distinguono tra gli altri il latterio-caseario di Bergamo, Brescia, Cremona, Mantova e Pavia, le carni e i salumi di Cremona e Mantova e il riso di Pavia; Veneto (10,5 miliardi; +4,8%), terra di vini, come quelli di Verona e il prosecco di Treviso, e delle carni e dei prodotti da forno di Verona; e Piemonte (10,2 miliardi; +8,6%), con i dolci e le nocciole di Cuneo e Torino, i vini di Cuneo, Asti e Alessandria.

Crescite a doppia cifra sono state registrate da Sicilia (1,9 miliardi; +11%) – dove emergono l’ortofrutta di Catania, il pomodoro di Ragusa e Siracusa e i vini e liquori di Agrigento, Palermo e Trapani – e Friuli-Venezia Giulia (1,8 miliardi; +11,6%) – con il caffè di Trieste, i vini e distillati di Udine, Pordenone e Gorizia, e il prosciutto crudo a Udine.

Le esportazioni di agroalimentare made in Italy sono concentrate soprattutto nei mercati vicini: circa il 59% sono dirette verso i Paesi Ue, mentre la restante quota verso l’area extra-Ue.

Germania, Francia, Usa prime destinazioni dei prodotti made in Italy

Nel dettaglio, Germania, Francia e Stati Uniti sono le principali destinazioni, accogliendo da sole quasi il 37% delle vendite del settore. Sia la domanda tedesca che quella francese sono risultate in ampio aumento (+7,2% a 11,2 miliardi di euro e +6,1% a 7,9 miliardi) di euro, sulla spinta di altri prodotti alimentari, prodotti agricoli e formaggi e latticini. L’export verso gli Stati Uniti, invece, è risultato in contrazione (-4,5%), su cui hanno inciso in particolar modo le minori vendite di bevande, specie di vino.

La performance negativa statunitense è stata penalizzata, prima, dal contesto di incertezza legato all’entrata in vigore delle politiche commerciali e, poi, dall’aumento dei dazi doganali. Particolarmente significativa la crescita registrata dalla Spagna (+13,1%), diffusa a tutti i settori e trainata soprattutto dal maggior export di altri prodotti alimentari, carni e prodotti agricoli. Notevoli dinamiche sono state riportate anche da Paesi dell’Est Europa, come Polonia (+15,6%), Romania (+10,2%), Repubblica Ceca (+9,4%) e Croazia (+10,3%).

La ricerca della qualità e del gusto dei prodotti agroalimentari italiani in tutto il mondo è evidente anche dalle performance molto favorevoli che hanno riportato mercati meno presidiati: in primis Turchia (+14%), dove sono richiesti sia prodotti trasformati sia ingredienti e semilavorati per l’industria alimentare locale – e Marocco (+71,2%), grazie alla modernizzazione della distribuzione alimentare e all’espansione del settore Horeca, trainata anche dal turismo internazionale.

Paesi asiatici: mercati su cui puntare

Le prospettive sono particolarmente positive per i Paesi asiatici, dove si concentrerà quasi un terzo della nuova domanda globale di alimenti entro il 2034 (fonte: FAO e OECD, OECD-FAO, Agricultural Outlook 2025-2034, luglio 2025) e già quest’anno sono stati registrati ottimi andamenti: la classe media della Corea del Sud (+8,3%) sta sviluppando gusti sempre più sofisticati e attenzione alla qualità, all’origine e alla tracciabilità dei prodotti alimentari che consuma. Per questo motivo i consumatori stanno dirigendo la domanda verso i prodotti italiani, riconosciuti per la loro sicurezza alimentare in tutto il mondo, in particolare formaggi e latticini, prodotti da forno e oli e grassi.

Il Vietnam (+4,1%), grazie alla rapida urbanizzazione, all’aumento del reddito disponibile e all’espansione dell’Horeca, sarà un buon bacino di domanda, favorito anche dal ruolo del Paese come hub regionale nel sud‑est asiatico. L’espansione della classe media urbana e la progressiva occidentalizzazione delle abitudini alimentari sono i driver che guideranno l’aumento dell’export italiano di agroalimentare in India, soprattutto nei segmenti premium e nell’horeca internazionale.

La diversificazione dei mercati di destinazione è la strategia su cui devono puntare le imprese del settore per continuare a crescere a livello internazionale. In questo senso, si inserisce l’azione diplomatica e commerciale che ha portato l’Unione Europe a siglare i recenti accordi commerciali con Paesi Mercosur, tra cui il Brasile, India e Australia. In tutti e tre le intese, infatti, sono previste sostanziali riduzioni delle tariffe doganali sui prodotti agroalimentari, tradizionalmente penalizzati da barriere elevate, che favoriranno anche la crescita delle esportazioni italiane.

       
       

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