Raee e batterie: il recupero dall’indifferenziato costa fino a 2,9 milioni per impianto

Raee e batterie: il recupero dall’indifferenziato costa fino a 2,9 milioni per impianto
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Uno studio realizzato da Erion Energy, Erion Weee e il Dipartimento di Meccanica del Politecnico di Milano ha dimostrato che è tecnicamente possibile intercettare e separare Raee e batterie gettati in modo scorretto tra i rifiuti urbani residui (Rur), ma sarebbero necessari importanti investimenti.
Secondo lo studio, intitolato “Soluzioni per la rimozione di rifiuti di batterie e piccoli Raee dai rifiuti Indifferenziati: tecnologie, costi e driver” e presentato al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano durante l’evento “Batterie e piccoli Raee nell’indifferenziato: può la tecnologia chiudere il gap di raccolta?”, la rimozione di questi rifiuti dal flusso dei rifiuti indifferenziati consentirebbe di conseguire un duplice obiettivo: recuperare materie prime critiche, che altrimenti vengono incenerite o perse in discarica, e migliorare la sicurezza degli impianti, poiché le batterie al litio presenti nei Rifiuti Urbani Residui (RUR) possono provocare principi di incendio durante le operazioni di trattamento.
Il caso di studio
Per verificare la fattibilità dell’intervento, lo studio ha preso come caso di riferimento l’impianto di Ecologia Viterbo, uno degli attori più importanti di trattamento del Rur del Centro Italia, simulando l’integrazione di soluzioni tecnologiche basate su sistemi di apertura sacchi, scanner a raggi X, robot per l'identificazione e la separazione automatica. L'analisi conferma che la rimozione di batterie esauste e piccoli Raee dal flusso indifferenziato è tecnicamente realizzabile, ma richiede importanti investimenti.
Gli investimenti
L’introduzione delle tecnologie necessarie negli impianti di trattamento meccanico-biologico (Tmb) dei Rur richiederebbe infatti un investimento compreso tra 1,5 e 2,9 milioni di euro per ciascun impianto, a seconda del livello di automazione adottato. Ipotizzandone l’implementazione sui principali 60 impianti Tmb (che coprono l'80% del flusso di Rur generato annualmente in Italia), l’investimento complessivo si collocherebbe tra 65 e 114 milioni di euro.
Per quanto questa cifra sia tutto sommato contenuta in relazione alla dimensione economica complessiva del settore dei rifiuti urbani nel nostro Paese, questo tipo di investimento presenta una problematica strutturale: non genera ricavi sufficienti a coprirne autonomamente l’ammortamento e di conseguenza non risulta profittevole di per sé nel quadro tariffario attuale della gestione dei Rur.
Gli interventi necessari
Lo studio ha evidenziato quali possano essere gli strumenti di policy esterna attuabili per rendere sostenibile l’introduzione di tecnologie di intercettazione e separazione dei rifiuti di batterie e dei piccoli Raee negli impianti Tmb.
Un primo strumento potrebbe essere rappresentato da incentivi pubblici diretti (bandi nazionali/regionali o contributi a fondo perduto) per favorire l’installazione delle nuove tecnologie; l’investimento incentivato, tuttavia, porta con sé un disallineamento di incentivi tra finanziatore e operatore, poiché quest’ultimo può essere portato a installare le apparecchiature per accedere al finanziamento, senza però un vero interesse strategico al suo funzionamento continuativo: il rischio è quindi quello di realizzare impianti spot funzionanti solo nominalmente.
Più efficace sarebbe invece l'introduzione di un obbligo normativo, che prevede l'intercettazione di batterie esauste e piccoli Raee in tutti gli impianti Tmb; in questo modo l'investimento verrebbe progressivamente incorporato nei piani economico-finanziari degli impianti e nelle gare di affidamento del servizio, garantendo condizioni omogenee tra gli operatori, evitando distorsioni competitive e favorendo una diffusione capillare delle tecnologie sul territorio nazionale.
I commenti
"Le tecnologie oggi disponibili rendono possibile l’intercettazione di una parte non trascurabile di rifiuti di batterie e piccoli Raee anche dopo il loro conferimento errato tra i rifiuti indifferenziati da parte dei cittadini", afferma Laura Castelli, direttrice generale di Erion Energy. "Tuttavia questi sistemi devono essere considerati una soluzione complementare e non sostitutiva della raccolta dedicata. La priorità resta promuovere comportamenti corretti da parte dei cittadini e rendere sempre più capillari e accessibili i punti di raccolta".
"Lo studio evidenzia ancora una volta come il mondo dei rifiuti abbia bisogno una visione strategica e di strumenti di policy coerenti con questa visione strategica", dichiara Giorgio Arienti, direttore generale di Erion Weee. "Il 'libero mercato' da solo non va nella direzione giusta: strumenti normativi adeguati possono consentire al Paese di fare importanti passi in avanti nel riciclo delle materie prime critiche".
"La crescente presenza di batterie nei rifiuti indifferenziati impone una nuova sfida: sviluppare tecnologie capaci di riconoscerle e separarle automaticamente, trasformando un problema ambientale in un’opportunità di recupero e valorizzazione", sottolinea Marcello Colledani, professore del Politecnico di Milano – Dipartimento di Meccanica. "La soluzione combina sensori basati su tecnologia a raggi X e ottici, intelligenza artificiale e sistemi robotizzati, aprendo la strada a un’applicazione industriale più efficiente, sostenibile e avanzata nel recupero delle batterie".

