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Aggiornato al: 10 Dicembre 2019 17:30
Primo Piano
Dopo Expo 2015 l'Italia si scopre più sostenibile

Cos'è cambiato tra il prima e il dopo Expo nel rapporto fra i nostri connazionali e la sostenibilità? Parecchio, visto che oggi, sommando il 29% di coloro che si dicono appassionati al tema e il 33% di interessati, si raggiunge una larga maggioranza (62%) degli italiani adulti.

Il dato è uno dei molti che emergono dalla seconda edizione dell'Osservatorio Nazionale sullo stile di vita sostenibile, indagine qualitativa svolta da LifeGate ed Eumetra Monterosa su un campione di 1.000 soggetti, rappresentativo della popolazione.

Non solo la quota di chi è convinto che della sostenibilità non si possa fare a meno, anche in tempo di crisi, è salita dal 27 al 37%, così come è passata dal 17 al 22% la parte di coloro che ritengono che sia una tendenza da cavalcare, ma soprattutto è migliorato il livello di dimestichezza e comprensione dei "vocaboli" della sostenibilità. Si parla ormai comunemente, e con cognizione di causa, di sviluppo sostenibile, energia sostenibile, sostenibilità sociale, mobilità sostenibile, città sostenibile, alimentazione sostenibile… L'energia rinnovabile è il concetto più popolare, con il 40% che ne ha sentito parlare e che saprebbe descriverne il significato (+8%).

Incremento a doppia cifra per l'indice di disponibilità all'acquisto di beni sostenibili. Il 61%, per esempio, comprerebbe elettrodomestici a basso consumo, anche a fronte di un prezzo superiore e un altro 61% lampadine a LED per la propria casa. Importante l'effetto Expo sul cibo, riflesso nella preferenza accordata, dal 52% degli intervistati, all'acquisto di prodotti a "Km 0" e da un 47% al biologico.

Se gli atteggiamenti di consumo responsabili tengono banco è normale che il commercio risponda. Il documento più interessante, a questo proposito, è il Bilancio di sostenibilità di settore (Bss) realizzato da Federdistribuzione. Anche se i risultati sono stati resi noti alla metà di aprile 2015 e si aspetta ora la terza edizione, alcune evidenze restano molto significative e sono, probabilmente, destinate a un ulteriore miglioramento.

L'indagine ha confermato, tra l’altro, l‘elevata attenzione nei confronti dell'ambiente. Il 96% delle imprese distributive è impegnato nella riduzione dei consumi energetici, il 57% utilizza energia rinnovabile; l'89% adotta azioni di riduzione dei rifiuti; l'82% ricorre a programmi di riduzione degli imballi e il 62% ne pianifica il riutilizzo; l'86% ottimizza le percorrenze chilometriche dei mezzi.

Area centrale del Bss è poi, abitualmente, quello della responsabilità sociale verso i lavoratori e i fornitori. Il documento rilasciato lo scorso anno forniva l'immagine di un comparto che investe in maniera crescente sui propri collaboratori – il budget della formazione era di due volte e mezzo rispetto al 2006 -, cercando di favorire occupazione e crescita professionale, di sviluppare politiche di welfare aziendale, di facilitare la conciliazione dei tempi di vita e lavoro, di agevolare le varie forme di dialogo e il clima aziendale positivo.

03 Aprile 2016
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