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Aggiornato al: 13 Novembre 2019 17:30
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Nomisma, l'export agroalimentare italiano corre...forse troppo

In uno scenario di mercato poco favorevole agli scambi commerciali internazionali, l'agroalimentare italiano continua la sua corsa esportativa, mettendo a segno una crescita, nei primi 5 mesi dell'anno, del 3,5%, una tra le performance più alte, se confrontate con i diretti competitor - solo la Francia cresce di più (+4%) - mentre la Germania non va oltre l’1%, la Spagna arretra dell'1% e gli Usa perdono 8 punti. Merito, rivelano i dati Nomisma, di dinamiche di crescita non solo nei mercati tradizionali (Ue e Nord America, dove i nostri prodotti corrono rispetto alla variazione media delle importazioni), ma anche in quelli, emergenti, dell'Est Europa, a cominciare dalla Polonia.

E il tutto fra inasprimento dei dazi, ritorno al protezionismo, accordi di libero scambio non ratificati e Brexit. "Non dobbiamo però farci ingannare, dato che al momento ci troviamo ancora in una fase di minacce e non di ostacoli, nel senso che tutte le problematiche descritte prefigurano uno scenario futuro, benché imminente”, avverte Denis Pantini, responsabile area agroalimentare di Nomisma.

In effetti, andando ad analizzare la crescita dell'export italiano per singolo mercato di destinazione, si scopre che le vendite del nostro Paese stanno marciando più veloci di quelle dei concorrenti.

Se negli Usa l’import totale di prodotti agroalimentari ha fatto registrare, a valore, un calo del 4% nel periodo, quelle dal nostro Paese sono invece cresciute del 4,5 per cento. Trend analogo in Canada: a fronte di una riduzione degli acquisti esteri del settore del 6,8%, il made in Italy è invece aumentato del 4 per cento.

Venendo all’Europa, si registra un incremento dell'import agroalimentare dall'Italia del 2,6% nel Regno Unito (rispetto a un -2,4% a livello totale), mentre in Germania la crescita è del 5,8 per cento. Infine, il Giappone, con il quale si è appena chiuso l'Accordo di partenariato economico Jefta: anche in questo caso gli acquisti food&beverage dal nostro Paese sono saliti dell’1,6%, contro una riduzione complessiva del 5,3.

In sostanza un'Italia in netta controtendenza che fa meglio del mercato e che invita, però, a valutare con attenzione i possibili impatti che potrebbero derivare da una riduzione della spinta propulsiva.

Ed è proprio su queste performance e sul ruolo fondamentale dell'export per la sostenibilità economica delle nostre imprese agroalimentari che punterà il Forum Agrifood Monitor 2018 di Nomisma, che si svolgerà a Bologna il prossimo 28 settembre. L’evento sarà l’occasione per esaminare, particolarmente, i possibili effetti derivanti dalla Brexit e per analizzare posizionamento, reputazione e percezione che il food&beverage nazionale (specie i salumi) detengono presso il consumatore polacco.

20 Luglio 2018
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