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Aggiornato al: 19 Novembre 2019 11:10
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Nella crisi Iperdì-Superdì si fa avanti 'Il Gigante'

Crediti: Di Cristian1989, Opera propria via Wikimedia Commons

Continua lo spezzatino di Iperdì/Superdì, la catena lombardo-piemontese di 43 supermercati di proprietà della famiglia Franchini. L’azienda è attualmente in concordato preventivo.

In un incontro svoltosi ieri, 21 marzo, al Mise, il rappresentante legale della società ha annunciato la presentazione di una proposta formale di acquisto di 5 negozi da parte di Rialto Spa, proprietaria de 'Il Gigante'. Ciò consentirebbe di ricollocare 125 lavoratori in cassa integrazione. La proposta è in attesa del parere tecnico da parte del Commissario Straordinario nominato dal Tribunale di Monza.

“Nel frattempo – riferisce il Ministero - sono state avanzate manifestazioni d’interesse relative ad alcuni dei punti vendita residui ma, al momento, nessuna di queste può ritenersi vincolante”.

“E’ di fondamentale importanza ragionare e trovare un accordo strategico sull’intero perimetro aziendale che salvaguardi, al tempo stesso, i livelli occupazionali e produttivi dell’intera azienda – ha commentato il Vicecapo di Gabinetto Giorgio Sorial -. Credo sia questa la direzione verso la quale marciare, una volta ricevuto il parere da parte del Tribunale sulla fattibilità o meno della proposta di Rialto”,

In precedenza altre porzioni della rete sono andate a gruppo Italmark, della famiglia Odolini, che ha rilevato 9 Pdv e al socio Selex MaxiDì, che ne ha acquistati 5.

Prosegue inoltre l’intricata vicenda di Roberto Abate Spa, ex socio Selex per la Sicilia con una rete di 70 punti vendita, dichiarato in fallimento. Dopo la cessione di 20 punti di vendita a Ergon (Despar Italia) e del centro commerciale Etnapolis di Belpasso (Catania), passato per 90 milioni di euro al fondo Helium (Morgan Stanley), la società si libererà forzatamente di altri 21 negozi.

Come riporta la testata ‘Meridione News’, il Tribunale fallimentare di Catania ha fissato l’asta per il prossimo 16 aprile, a partire da una base di 32 milioni e 64.000 euro, con rialzo minimo di 250.000 euro. Del resto ci sarebbe un solo pretendente, il cui nome è al momento riservato. Nel frattempo il gruppo Abate ha presentato richiesta di concordato preventivo.

22 Marzo 2019
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